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Capitolo 4.2 - 4.5
( 1 articoli )
CAPITOLO QUATTRO
Il reparto corse
4.3 La gestione sportiva.
Ducati
Corse S.r.l. progetta, produce e sviluppa le moto da competizione. Nel corso di
una stagione sportiva vengono prodotte all'incirca quaranta esemplari di moto
particolarmente evolute da destinare alle piste. La maggior parte di queste
vengono utilizzate dai team ufficiali, mentre le rimanenti vengono destinate a
squadre o piloti privati. Questi ultimi gareggiano senza il supporto ufficiale
della Casa madre.
La
Ducati iscrive le sue motociclette in più di un campionato, gestendo e definendo
i programmi sportivi dei team ufficiali che saranno impegnati, nella stagione
1999, in quattro diverse specialità: WSBK (World Superbike), A.M.A. (American
Motorcicle Association)., Supersport, ed il Campionato Italiano Superbike, al
quale parteciperà con il nuovo team interno di sviluppo.
La
filosofia che ha ispirato la categoria Superbike, nata a metà degli anni
settanta, è stata quella di far gareggiare moto potenti, ma comunque simili al
prodotto di serie in vendita al pubblico. Da qui l'elevata importanza di questa
categoria che progredisce parallelamente agli sviluppi delle moto di derivazione
commerciale. La possibilità del pubblico di potersi "identificare" in questo
campionato disputato con moto così vicine alla produzione è stata la base del
successo di questo genere di manifestazioni.
Al
Mondiale Superbike si affianca il campionato americano denominato A.M.A.,
anch'esso di notevole rilevanza in termini di riscontri commerciali. Altra
categoria nella quale il Gruppo Ducati è presente in maniera ufficiale è
rappresentata dal Campionato Supersport, nato nel 1990, ha raggiunto l'apice
della celebrità nel 1996, anno in cui tutte le gare del campionato sono state
abbinate al Campionato Superbike. Questa categoria, simile per concetto alla
Superbike, rappresenta una sfida per le case costruttrici che devono attenersi a
vincoli regolamentari molto più stretti. Un livello tecnico, quindi, che
presenta pochissime differenze con il prodotto in vendita al pubblico a
vantaggio dei costi di gestione poco elevati ed un equilibrio della categoria
che rende molto avvincenti le competizioni.
Nel 1998
la Ducati ha deciso di schierare ufficialmente due team nel Campionato del
Mondo. Si tratta dell'AD-VF Team, diretta da Virginio Ferrari (ex pilota Ducati)
e del Ducati Performance Team, sotto la direzione di Davide Tardozzi.
Per
l'anno 1999 è previsto lo schieramento di una sola squadra ufficiale nel
Mondiale Superbike (Team Ducati Performance) e due squadre ufficiali nel
Campionato Superbike AMA: il Team Vance&Hines diretto da Terry Vance ed il
Team Fast By Ferracci diretto dall'italo-americano Eraldo Ferracci.
Infine è
prevista una partecipazione nel Campionato Italiano Superbike allo scopo di
sperimentare le evoluzioni delle moto da gara.
Per la
stagione 1999 Ducati schiererà in pista l'ultima versione della 996
contraddistinta dalla dicitura "Factory", mentre i team non ufficiali
disporranno della 996 Racing e della 996 Racing Special. Per il Campionato del
Mondo Supersport è previsto il modello 748 Racing.
I due
team del campionato A.M.A. schiereranno in pista le Ducati 996 Factory versione
'99 e potranno disporre del supporto diretto di personale tecnico specializzato
inviato appositamente negli U.S.A da Ducati Corse.
Qui di
seguito vengono elencati tutti i team che fanno uso delle bicilindriche
bolognesi per competere nei campionati europei e mondiali.
|
Ducati Corse 1999;
squadre:
|
|
Team
Ufficiali
|
| Team |
Moto
utilizzata |
Specialità |
Piloti
|
| Ducati
Performance |
996
Factory |
Campionato del
Mondo Superbike |
Carl
Fogarty |
Troy
Corser |
| Vance &
Hines |
996
Factory |
Campionato
A.M.A. Superbike |
Anthony
Gobert |
Ben
Bostrom |
| Fast by
Ferracci |
996
Factory |
Campionato
A.M.A. Superbike |
Larry
Pegram |
Matt
Wait |
Ducati
Corse
(test & sviluppo) |
996
Factory |
Campionato
Italiano Superbike |
Paolo
Casoli |
|
|
Team
Clienti
|
| Team |
Moto
utilizzata |
Specialità |
Piloti
|
| Pedercini |
996 Racing
Special |
Campionato del
Mondo Superbike |
Lucio
Pedercini |
|
| R&D BF
Racing |
996 Racing
Special |
Campionato del
Mondo Superbike |
Doriano
Romboni |
|
| GSE
Racing |
996 Racing
Special |
Campionato
Inglese Superbike |
Neil
Hodgson |
Troy
Bayliss |
| Reve Red Bull
Ducati |
996 Racing
Special |
Campionato
Inglese Superbike |
Sean
Emmet |
John
Reynolds |
| Ducati Dealer
Team Australia |
996 Racing
Special |
Campionato
Australiano SBK |
Craig
Connell |
Steve
Martin |
| Ducati
Deutschland Team Remus |
996 Racing
Special |
Campionato
Tedesco Superbike |
Andreas
Meklau |
|
| Ducati Team
NCR |
996 Racing -
748 Racing |
Campionato del
Mondo Superbike |
Giuliano
Sartoni |
Lance
Isaacs |
| Ducati Yes Team
NCR |
996 Racing -
748 Racing |
Campionato del
Mondo Supersport |
Serafino
Foti |
David
Checa |
I piloti
ingaggiati quest'anno dal Team Ducati Performance impegnato nel campionato del
Mondo Superbike sono:
Carl
Fogarty: ("king Carl" per i tifosi) è nato il 1° luglio 1966 a Blackburn,
Lancashire (Inghilterra) ha debuttato nel 1983. E' il pilota più titolato nel
Campionato Superbike. Nel suo palmares sono presenti 3 titoli mondiali con
Ducati e 48 vittorie di cui 44 conquistate in sella alla bicilindrica bolognese.
Troy
Corser: è nato il 27 novembre 1971 a Wollongong, New South Wales, (Australia),
prima gara: a dieci anni di età nella categoria. Nel suo palmarès sono presenti
un mondiale Superbike nel 1996, 13 vittorie e 16 pole-position in sella alla
bicilindrica bolognese.
Paolo
Casoli, nato il 18 agosto 1965 a Castelnuovo ne' Monti (Reggio Emilia), ha
debuttato nel 1982. Nel 1997 si è laureato Campione Mondiale Supersport con la
Ducati 748. Quest'anno sarà coinvolto in un duplice impegno: come pilota del
Team Ducati Performance nel campionato mondiale Supersport e in veste di
collaudatore ufficiale Ducati Corse nel Campionato Italiano Superbike. I cinque
eventi in calendario del campionato italiano, sono, infatti, un ottimo banco di
prova per l'evoluzione della 996 Factory Superbike.
Lo
sforzo, a livello organizzativo è tutt'altro che irrilevante: la Ducati Corse
affianca, per ciascun pilota, un responsabile tecnico che coordina uno staff
composto da 6 elementi: 3 ingegneri e tre meccanici. Oltre a questi vi sono
quattro specialisti in merito a: ricambi e componenti tecnici, sospensioni,
pneumatici, impianti frenanti, che coordinano l'attività dei piloti. Per le
relazioni esterne sono previsti un addetto stampa ed un P.R. La Ducati corse
possiede anche un fotografo ufficiale.
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4.4 La gestione commerciale.
Compito
della gestione commerciale di Ducati Corse S.r.l., è quello di offrire ai
clienti sportivi non solo le moto Racing e Racing Special ed i relativi pezzi di
ricambio, ma anche tutta una serie di servizi, quali consulenze specializzate in
pista e know-how tecnico.
Un
ulteriore obiettivo è quello di accrescere e gestire l'immagine del marchio
Ducati nelle competizioni e di dimostrare la capacità di valorizzare
l'investimento dei partners creando opportunità di promozione.
A questo
proposito si fa notare la creazione, per l'anno 1999, di una partnership fra
Ducati ed Infostrada. Alla sponsorizzazione delle moto e dei piloti del Team
Ducati Performance che parteciperanno al Campionato Mondiale Superbike,
corrisponde il supporto tecnico della seconda. Infostrada è il partner
tecnologico di Ducati Motor per lo sviluppo e realizzazione dell'innovativo
progetto di ristrutturazione e rilancio della rete commerciale Ducati,
intrapreso dalla casa motociclistica bolognese nel corso di quest'anno. Grazie
al supporto tecnico fornito da Infostrada, tutti i concessionari Ducati saranno
presto collegati tra loro da una rete Intranet. Inoltre, attraverso le
postazioni interattive in fase di allestimento presso i concessionari, i clienti
potranno accedere ai siti Internet loro dedicati da Ducati grazie al servizio
fornito da Infostrada.
Sempre
rimanendo nell'ambito degli accordi pubblicitari si è formata una seconda
alleanza fra Ducati Corse S.r.l. e Shell Europe Oil Products B.V. per la
fornitura di carburanti e lubrificanti utili a svolgere l'intera stagione
agonistica. Shell, già sponsor e fornitore ufficiale di carburanti per la
scuderia Ferrari, ha deciso di raddoppiare lo sforzo fornendo la nuova serie di
lubrificanti "Shell Advance", gli stessi disponibili in commercio per i
motociclisti di tutto il mondo. Inoltre, tutte le nuove Ducati da strada,
avranno il primo equipaggiamento Shell Advance, all'uscita dalla fabbrica e
sempre Shell Advance sarà il lubrificante raccomandato da tutti i concessionari
Ducati.
Oltre a
sponsorizzare la squadra corse, i ricercatori e gli ingegneri Shell lavoreranno
a stretto contatto con lo staff Ducati per lo sviluppo delle prossime
generazioni di propulsori per moto.
Entrambe
gli accordi hanno durata annuale con opzione di rinnovo a beneficio dello
sponsor.
Si
ricordi, ancora, la joint venture con Gio. Ca. Moto per la sponsorizzazione
della linea Ducati Performance. Grazie ai successi nelle competizioni Ducati
Performance ha raggiunto in brevissimo tempo grande notorietà in tutto il mondo
e, di conseguenza, ha ottenuto grandi risultati di mercato.
Infine,
per tutti gli appassionati sportivi e non, sarà creata una linea di
merchandising Ducati Corse.
Quelli
ora citati rappresentano i tre principali sponsor grazie ai quali Ducati potrà
affrontare il Campionato Mondiale Superbike 1999. Vi sono, poi, numerosissimi
altri sponsor che gestiscono budget più limitati, ma che equipaggiano le moto
bolognesi dei loro componenti distinti per anni grazie alla qualità tecnica
delle loro soluzioni.
Nello
schema di seguito riportato, vengono elencati i principali partners che
collaborano con Ducati per la riuscita nei vari campionati in cui essa
partecipa.
|
Ducati Corse
Partners
|
|
Società:
|
Specializzazione:
|
| Ducati
Performance |
linea accessori
e parti speciali Ducati |
| Shell |
Carburanti e
lubrificanti |
| Infostrada-
Gruppo Olivetti |
Telecomunicazioni |
| Dietsmann |
Tecnologie
petrolifere |
| Michelin |
Pneumatici |
| Magneti
Marelli |
Centraline e
impianti acquisizione dati |
| Termignoni |
impianti di
scarico |
| USAG |
utensili da
officina |
| Brembo |
impianti
frenanti |
| Saima
Avandero |
Trasporti e
logistica |
| Regina |
Catene |
| Accossato |
Manubri |
| Dainese |
tute piloti e
divisa tecnica team |
| DKNY |
active
wear |
| Asics |
Sportswear |
| Yuasa |
Batterie |
| Champion |
Candele |
| STM |
gruppi
frizione |
| AFAM |
corone e
pignoni |
| Malaguti |
scooters area
paddock |
4.5 Intervista all'ing. Claudio Domenicali, amministratore delegato della
Ducati Corse S.r.l.
All'ing.
Claudio Domenicali, amministratore delegato della Ducati Corse S.r.l. ho
sottoposto un questionario nel quale erano presenti alcuni quesiti inerenti gli
aspetti più interessanti della nuova società sorta in seno a Ducati Motor S.p.A.
Era mia intenzione ottenere informazioni relative alle motivazioni della
creazione di questa S.r.l, alle sponsorizzazioni, all'incidenza sulle vendite
delle vittorie sportive,. e ai benefici effetti del travaso di tecnologie dalle
moto da competizione a quelle di serie.
Di
seguito riporto domande e relative risposte risultanti dall'intervista
fatta.
Notizie
sull'ing. Domenicali
Claudio
Domenicali è nato il 03.11.65 a Bentivoglio (BO), si è laureato in ingegneria
meccanica nel 1990 a Bologna con una tesi sul calcolo ad elementi finiti di
telaio e forcellone monobraccio della DUCATI 916. Entrato in DUCATI nel 1991, ha
ricoperto i seguenti incarichi:
- Project
leader SUPERMONO (91-93)
- Responsabile ufficio tecnico (93-94)
- Responsabile Settore Corse (95-96)
- Vice
Direttore Tecnico (97-98)
- Amministratore Delegato Ducati Corse (99 ad oggi)
- Motivazioni della nascita di DUCATI CORSE
Il nuovo
management DUCATI ha capito fin dal suo inserimento il valore strategico delle
competizioni per lo sviluppo del brand DUCATI. Per questo motivo le risorse
investite nelle racing activities sono in continua crescita. Per evitare di
raggiungere livelli di costo per l'azienda insopportabili è stata creata DUCATI
CORSE, che ha come obiettivo primario il mantenimento della leadership
prestazionale nelle competizioni, ma dedica risorse importanti alla scoperta di
nuove fonti di profitto legate all'ambiente racing. Parliamo in particolare
di:
- Vendita
moto replica
- Vendita
ricambi moto clienti
- Vendita
servizi
- Licensing & Merchandise (Abbigliamento, modellini, videogames,
ecc.)
- Sponsorizzazioni
- HPE
Questa
società ha lo scopo di aumentare la potenzialità di sviluppo motori di DUCATI
senza aumentare le risorse interne (outsourcing).
Incidenza sulle vendite della vittoria Campionato SBK
La
risposta è estremamente difficile, in quanto la vittoria del campionato incide
sia sulla percezione generale della marca (alto contenuto tecnologico ed
organizzativo) che sulla percezione diretta del modello (996). Quest'ultima è
una peculiarità unica del SBK, un valore non presente in altre formule (GP,
F1).Si può comunque affermare con estrema sicurezza che il posizionamento
attuale del marchio DUCATI sul mercato, e la sua percezione da parte dei clienti
(moto sportiva bicilindrica imbattibile su pista e hi-tech), completamente
modificata rispetto a dieci/dodici anni fa (moto sportiva bicilindrica non
tecnologicamente aggiornata e poco potente) è esclusivamente merito dei successi
nelle competizioni, e non sarebbe possibile vendere il prodotto attuale alle
quantità e prezzi attuali senza le competizioni.
Con la
pubblicità tradizionale non si riesce a dimostrare la forza del prodotto, e a
cambiare mentalità radicate. Il vero appassionato guarda i risultati sportivi, e
non quello che dichiara la casa nelle pubblicità.
Sponsorizzazioni
Un
gruppo di lavoro di cinque persone si occupa di sponsorizzazioni. Vengono
contattate aziende, normalmente di grandi dimensioni e mercato internazionale,
interessate a promuovere il proprio prodotto, normalmente "noioso", associandolo
all'immagine di una moto da competizione che è in grado di scatenare
l'entusiasmo del pubblico. Oltre alla presenza sulla carenatura della moto e
sulla tuta del pilota vengono poi offerti tutta una serie di servizi,
quali:
- Pass
paddock e servizio di hospitality per invitare ospiti e clienti
- Visite
guidate all'interno dei box
- Visite
guidate all'interno di Ducati
- Acquisto
di moto a condizioni di favore per concorsi, ecc.
- Alcuni
giorni di disponibilità dei piloti per operazioni di P.R.
- Organizzazione di DUCATI CORSE
Ducati
Corse è divisa al suo interno in:
- Direzione tecnica sviluppo
- Direzione tecnica pista
- Direzione commerciale e marketingDirezione sportiva
Servizi
Per
motivi di riservatezza non vengono dettagliate ulteriormente le funzioni: sono
comunque impiegati circa quaranta dipendenti e trenta collaboratori
esterni.
Travaso
da corse a produzione
Tutto
quanto sviluppato nelle competizioni viene travasato sulla produzione di serie
in un periodo variabile dai due ai quattro anni. Questo è un altro grande
vantaggio del campionato SBK; essendo infatti la moto da gara una elaborazione
spinta di quella di serie è abbastanza semplice effettuare questo travaso. E'
evidente come i costi di R&D delle corse non siano così fini a se stessi
(vedi GP o F1) ma siano direttamente applicabili al prodotto.
Team non
ufficiali
Questi
team sono i clienti di DUCATI CORSE, e forniscono una parte importante dei
ricavi della società. DUCATI CORSE vende a questi team moto da corsa, motori da
corsa, ricambi e servizi di assistenza tecnica. L'assistenza è particolarmente
diretta ed importante perché dalle prestazioni di questi team dipende spesso
l'immagine della marca nei vari campionati nazionali (USA, UK, D, AUS). Per
questo a volte DUCATI CORSE supporta questi team anche dal punto di vista
economico.
Programmi futuri di DUCATICORSE
Top
secret...!
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CAPITOLO UNO: storia della Ducati
CAPITOLO DUE: il Gruppo Ducati
CAPITOLO TRE: Ducati Motor S.p.A
CAPITOLO QUATTRO: Ducati Corse
CAPITOLO CINQUE: il mercato della moto in Italia
-
Capitolo 3.12 - 3.13
( 1 articoli )
CAPITOLO TRE
Ducati Motor S.p.A.
3.12 Analisi della concorrenza.
Il
mercato mondiale dei motocicli è altamente competitivo. Considerando le recenti
svalutazioni dello yen, si teme soprattutto la minaccia giapponese sotto il
profilo di politiche di prezzi al ribasso. Vediamo ora di elencare in ordine
alfabetico nomi, storia e caratteristiche di quelli che possono essere
considerati i principali concorrenti di Ducati Motor S.p.A. presenti sul mercato
italiano o, operanti nei mercati esteri:
Aprilia:
nasce una cinquantina di anni fa come casa produttrice di biciclette. Dalla metà
degli anni '70 inizia la produzione di ciclomotori e motocross. Dal 1980 in poi,
inizia la sua avventura nelle cubature più elevate. E' un assemblatore, ogni
pezzo è costruito all'esterno e giunge in fabbrica per essere montato (just in
time). L'Aprilia partecipa vittoriosamente da più anni nel Campionato del Mondo
di Velocità. Nei suoi progetti futuri, una gamma di moto
supersportive.
Bi.Mo.Ta.: Società per azioni con sede a Rimini, deve il suo nome alle
iniziali dei soci che la fondarono nel 1973: Valerio Bianchi, Giuseppe Morri,
Massimo Tamburini. Occupa il segmento delle superspecial ad altissime
prestazioni; la produzione è artigianale ed i dipendenti sono 37. La Bi.Mo.Ta. è
in concorrenza con Ducati nel settore delle moto hypersportive anche se il basso
volume di vendita di questi modelli fa si che la pericolosità di questa Casa sia
quasi trascurabile. Ducati vende a Bi.Mo.Ta. l'1% della sua produzione di motori
bicilindrici di 900 cc di cilindrata.
Bmw:
occupa su scala globale il segmento delle gran turismo di grossa cilindrata,
intese come orgogliosa alternativa europea alla moto nipponica. La casa tedesca
vende moto di lusso, fortemente differenziate rispetto alla concorrenza. Nasce
come impresa produttrice di aerei (l'emblema è un'elica stilizzata). Nel 1923
esordisce la prima moto dotata di motore boxer (due cilindri contrapposti con
angolo di 180°) che è l'emblema della produzione Bmw. Nel 1983 al boxer si
affianca il motore a "sogliola" (3-4 cilindri orizzontali affiancati). La Bmw
investe ingenti capitali per la sofisticazione dei suoi prodotti: Sono
garantite: affidabilità, comfort e sicurezza (le moto Bmw per prime hanno
installato il sistema di frenatura assistita ABS). In conseguenza di ciò, il
prezzo è elevato e la quota di mercato ristretta. Il target di vendita è
composto prevalentemente da professionisti con capacità di reddito elevate ed
età compresa tra 28 e 40 anni. L'acquirente Bmw è solitamente colui che, dopo
essere passato attraverso parecchie esperienze, approda ad un mezzo affidabile
che dura nel tempo (non a caso queste moto vengono definite come: "la moglie").
Il mercato italiano della Bmw è il più importante in Europa, perché primo come
numero di moto vendute. La fedeltà al marchio è elevatissima: 90%. Attualmente
Bmw occupa il 4% del mercato. La Bmw diviene concorrenzialmente pericolosa
all'atto dell'uscita del modelli ST2 ed ST4 Ducati che vanno ad inserirsi nello
stesso segmento di mercato occupato da Bmw. Entrambe le case, infatti, offrono
moto da gran turismo di elevata sofisticazione e specializzazione. Si tenga
presente che dietro a Bmw moto si trova anche il colosso tedesco produttore di
automobili: la commercializzazione di motociclette sfrutta quindi tutto il konw
how ed i punti vendita dei modelli a quattro ruote. Bmw può essere considerato
un avversario di mercato molto forte e temibile.
Cagiva:
la Cagiva è un gruppo privato di Varese i cui proprietari, i fratelli
Castiglioni, avevano saputo conferire doti di dinamicità veramente
ragguardevoli. La Cagiva nacque nel 1979 dall'acquisizione dello stabilimento
Aermacchi-Harley Davidson che si trovava sull'orlo del fallimento. Il Gruppo
Cagiva vanta al suo attivo numerose acquisizioni: Ducati (ora rivenduta) Morini
(1987), Husqvarna (specializzata in moto da cross, enduro e militari) e MV
Agusta. Vista nell'interezza del suo gruppo, si può affermare che commercializzi
un'ampia gamma di prodotti. Al momento dell'acquisizione della Ducati la Cagiva
aveva 300 dipendenti all'attivo e 43.500 unità prodotte (prevalentemente moto di
piccola cilindrata a due tempi). Dal punto di vista commerciale la Cagiva ha
stipulato con Ducati un patto di non concorrenza. Ciò non toglie, comunque, che
allo scadere dello stesso, l'industria di Varese non decida di entrare in
competizione negli stessi segmenti in cui opera il Gruppo Ducati.
Harley
Davidson: Moto con lungo ciclo di vita. Fa dell'antitecnologia la sua bandiera.
Harley-Davidson si concentra su di un mercato di nicchia rappresentato dalle
moto modello cruiser con cilindrata superiore a 500cc. La sua quota di mercato è
del 5%. Harley Devidson fa molto ricorso alla leva emozionale per indurre
all'acquisto i suoi potenziali clienti. Al mito Ducati, si affianca quindi
quello della casa americana che produce anch'essa moto di elevata cubatura
concorrenziali a quelle degli stabilimenti di Borgo Panigale.
Honda:
Fu fondata sul finire degli anni '40 in Giappone. Inizialmente mirava alla
produzione di piccoli motocicli, utili per le esigenze di circolazione
dell'immediato dopoguerra. Reinvestendo sempre gli utili conseguiti questa
multinazionale è cresciuta iniziando a produrre motocicli di cilindrata sempre
più grossa. Il primo mercato estero conquistato è stato quello degli Stati
Uniti, con il grande successo delle moto custom. Successivamente si è passati a
colonizzare l'Europa, divenendo il primo produttore di moto nel mondo. La Honda
Italia nasce nel 1977 con lo stabilimento in provincia di Chieti. Essa copre
ogni segmento a livello mondiale seguendo una strategia di differenziazione
globale. La commercializzazione dei motocicli può usufruire del know how
acquisito per la vendita di autovetture. Honda detiene il 26% del mercato
motociclistico attuale e si candida al primo posto, in Italia, come quota di
mercato. Honda è, forse l'avversario più temibile sul mercato anche se i suoi
modelli non presentano una elevata specializzazione come quelli della linea
Ducati. Il target di Honda è costituito dall'utilizzatore medio, che costituisce
la percentuale più alta di acquirenti presenti sul mercato. Nel Campionato del
Mondo Superbike, Honda è l'avversario storico, l'unico in grado di impensierire
e strappare, nell'annata 1997, il titolo alla Casa bolognese.
Kawasaky: casa giapponese specializzata nella produzione di moto sportive
e supersportive. Kawasaky gareggia in diretta concorrenza con Ducati nel
Mondiale Superbike e Supersport. Assieme alla nipponica Yamaha occupa anch'essa
il 17% del mercato.
Magni:
Produzione artigianale di grosse sportive. La magni nasce nel 1978 per opera di
Arturo Magni, ex responsabile del reparto corse di MV Agusta. In un primo tempo
la Magni si limita a produrre kit di elaborazione per le moto MV Agusta,
successivamente nascono i primi telai che alloggiavano motori Honda, Bmw, Guzzi.
Magni, come Bi.Mo.Ta. produce moto del segmento hypersport, ma i modelli che
escono dagli stabilimenti sono pochi, tali da non impensierire più di tanto i
vertici della Casa bolognese.
MV
Agusta e Norton costituiscono pericoli futuri per via delle loro annunciate
intenzioni di rientrare nel mercato della moto occupando la stessa nicchia di
mercato in cui è presente Ducati. La prima risorge grazie alla nuova linfa
iniettata dalla acquisizione da parte del Gruppo Cagiva che ha permesso la
produzione del nuovo modello hypersportivo: MV Agusta F4.
Suzuki:
i suoi modelli ottengono un buon favore del pubblico tant'è che la quota di
mercato, in base a recenti stime, si aggira sul 23% del totale della moto
prodotte. Suzuki è una multinazionale giapponese presente, fra l'altro, nelle
più blasonate competizioni motociclistiche. Anche Suzuki ha alle spalle
un'industria automobilistica ben affermata che le permette di attingere ad un
serbatoio finanziario sempre utile in caso di necessità. Suzuki produce moto
sportive e supersportive di grossa cilindrata in diretta competizione con i
modelli di Casa Ducati.
Triumph:
la casa inglese occupa, secondo stime datate 1997, il 2% del mercato. Recente è
l'uscita di nuovi modelli soprattutto nel settore delle gran turismo, in diretta
concorrenza coi modelli ST2 ed ST4 Ducati.
Yamaha:
altro colosso giapponese ben radicato nel mercato italiano grazie ad una quota
di penetrazione del 17%. Attualmente i propulsori delle moto da strada che
erogano maggiore potenza sono da ricondurre ai modelli di questa casa. É
indubbio che tale motivo influisca non poco sulle scelte del motociclista che fa
di velocità e potenza un criterio cardine nella scelta del proprio mezzo di
trasporto. Accanto a modelli sportivi ispirati alle moto che corrono nelle
competizioni si affianca una linea di moto fuoristrada ed enduro che ha fatto
molto presa nel pubblico italiano.
Di
seguito viene riproposto un piccolo schema riportante le 20 moto più vendute (i
ciclomotori sono, quindi, esclusi) in Italia nell'anno 1998.
|
20 moto più vendute in
Italia nel 1998
|
|
N°
|
Marca |
Modello |
Cc
|
Segmento
|
Quantità
|
|
1
|
Yamaha |
Yp
250/Majesty |
250
|
Scooter
|
3.168
|
|
2
|
Honda
|
Pantheon
150 |
150
|
Scooter
|
2.143
|
|
3
|
Suzuki |
An
400/Burgman |
385
|
Scooter
|
2.092
|
|
4
|
Suzuki |
An
250/Burgman |
249
|
Scooter
|
1.938
|
|
5
|
Aprilia |
Leonardo
150 |
151
|
Scooter
|
1.571
|
|
6
|
Mbk |
Skyliner
125 |
124
|
Scooter
|
1.494
|
|
7
|
Honda |
Fes/Foresight 250 |
249
|
Scooter
|
1.450
|
|
8
|
Kymco |
Dink
150 |
150
|
Scooter
|
1.421
|
|
9
|
Yamaha |
Majesty
125 |
124
|
Scooter
|
1.337
|
|
10
|
Yamaha |
Yzf
R1 |
998
|
Sportive
|
1.309
|
|
11
|
Yamaha |
Yzf
R6 |
600
|
Sportive
|
1.254
|
|
12
|
Honda |
Cbr 600
F |
599
|
Sportive
|
1.222
|
|
13
|
Piaggio |
Vespa
Et4 |
124
|
Scooter
|
1.129
|
|
14
|
Honda
|
Pantheon
125 |
125
|
Scooter
|
1.122
|
|
15
|
Honda
|
Transalp 600
V |
583
|
Enduro
|
847
|
|
16
|
Yamaha |
Tdm
850 |
849
|
Turismo
|
754
|
|
17
|
Honda
|
Sh
100 |
101
|
Scooter
|
730
|
|
18
|
Honda |
Cb 600 F
Hornet |
600
|
Turismo
|
712
|
|
19
|
Ducati |
600
Monster |
583
|
Sportive
|
672
|
|
20
|
Suzuki |
Gsx 600
R |
600
|
Sportive
|
645
|
L'analisi dei dati parte considerando la posizione di Ducati che si
piazza al 19° posto con il modello Monster da 600 cc. E' comunque da rilevare
che la gamma Monster è frazionata in ben tre tipi di motorizzazioni ed i dati di
vendita, in conseguenza di ciò, risultano dispersi nelle tre cilindrate.
Restringendo la classifica alle sole moto sportive, Ducati si piazza al 4° posto
(terzo se si considerano le moto di 600 cc.).
Dal
punto di vista del segmento si nota subito come i primi 8 posti della classifica
sono occupati da scooter con cilindrata media intorno ai 200 cc. La categoria
degli enduro, tanto in voga negli anni '80, sembra avere un calo di preferenze.
Un solo modello è presente in classifica, si tratta della Honda Transalp 600V
che ha venduto 847 unità. La marca che domina la classifica di vendite è la
Yamaha, grazie al modello YP 250/Majesty ha venduto 3.168 esemplari. La prima
moto sportiva presente in classifica è di marca Yamaha e si trova solamente in
nona posizione con 1309 unità vendute.
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3.13 Imprese controllate e consociate: Ducati North America Inc., High
Performance Engineering S.r.l., Ducati Corse S.r.l.
La
Ducati Motor S.p.A., pur essendo controllata da Ducati Motor Holding S.p.A.
possiede il pacchetto azionario di maggioranza di alcune imprese. Vediamo di
elencarle brevemente qui di seguito:
Ducati
North America Inc. Si tratta della ex Cagiva North America Inc. mutata di
denominazione sociale al momento della cessione della maggioranza del pacchetto
azionario da parte del Gruppo Cagiva a TPG Acquisition L.D. Essa rappresenta la
più importante delle filiali Ducati presenti oltre confine proprio perché sita
nel paese estero dove si concentra il maggior numero di moto vendute. Il
capitale sociale di questa impresa, entrata in funzione a partire dal 26
settembre 1996, ammonta a Lire 681 milioni. Nei tre anni di attività la società
ha riportato utili pari a: 164 milioni nel 1996, 1.529 milioni nel 1997 e 2.599
milioni nell'ultimo anno in esame, il 1998.
High
Performance Engineering S.r.l. L'ingresso di Ducati Motor S.p.A. in questa
società è piuttosto recente: la data di stipula del contratto risale al 16
dicembre 1998 e prevede un esborso di 160 milioni di lire. Si tratta, questa
volta, di una società che non è controllata da Ducati Motor S.p.A., essa
possiede comunque il 40% del pacchetto azionario. Il rimanente 60% risulta
essere nelle mani di B.A. Service S.p.A. società di proprietà dell'Ing. Piero
Ferrari.
Come si
può dedurre dal nome, la High Performance Engineering S.r.l. (HPE) è una società
specializzata nello studio, progettazione e realizzazione di propulsori ad
elevate prestazioni da destinare al mondo delle competizioni.
Ducati
Corse S.r.l. Relativamente a questa recente società, valgono le notizie
riportate nell'approfondimento illustrato nel capitolo successivo.
Lo
stabilimento di Borgo Panigale si trova al centro di un'area a forte densità
industriale che ospita alcuni grandi nomi del panorama motociclistico nazionale
ed internazionale. Ci si riferisce a: Ferrari, Maserati, VM Detroit Diesel,
Minarelli-Yamaha e Lombardini Motori. Fra questa imprese che operano in settori
di non reciproca concorrenza ed il Gruppo Ducati è sorto il cosiddetto
"Distretto Tecnologico Motoristico". Si tratta di un accordo di collaborazione
al fine di sviluppare in maniera congiunta una serie di attività di ricerca e
sviluppo a livello, non solo ingegneristico, ma anche organizzativo e produttivo
mirante, fra l'altro all'addestramento di personale altamente qualificato
professionalmente.
CAPITOLO UNO: storia della Ducati
CAPITOLO DUE: il Gruppo Ducati
CAPITOLO TRE: Ducati Motor S.p.A
CAPITOLO QUATTRO: Ducati Corse
CAPITOLO CINQUE: il mercato della moto in Italia
-
Capitolo 3.5 - 3.11
( 1 articoli )
CAPITOLO TRE
Ducati Motor S.p.A.
3.5 L'organizzazione della produzione ed i rapporti con i fornitori.
Il
Gruppo Ducati ha di recente varato una razionalizzazione del processo produttivo
con l'intento di ridurre la complessità ed aumentare l'efficienza in fase di
assemblaggio. La novità consiste nell'introduzione del sistema a "piattaforme"
secondo il quale la produzione di una motocicletta viene articolata su un
determinato numero di componenti-chiave (piattaforme, appunto), a loro volta
composti da sub-componenti. Ciascun fornitore chiave è fatto responsabile per la
piattaforma prodotta, a lui spetta il coordinamento ed il controllo sui
fornitori dei sub-componenti. I vantaggi che il sistema apporta all'intero
comparto produzione sono rilevanti:
aumenta
l'uso di componentistica comune, incrementando i risparmi conseguenti alle
economie di scala.
responsabilità non accentrate, ma uniformemente equiripartite.
elevato
potenziale d'acquisto e conseguente ottenimento di prezzi più favorevoli sulle
forniture esterne.
possibilità di progettare in comune con i fornitori le caratteristiche
delle piattaforme da assemblare, con evidente ricaduta sulla qualità della
componentistica installata.
maggiore
responsabilizzazione dei fornitori che ora non apportano materie prime, ma
semilavorati.
drastico
ridimensionamento delle scorte di magazzino con alleggerimento dei costi ad esso
conseguenti.
L'analisi del reparto produzione prende avvio da una considerazione: i
processi produttivi non sono integrati verticalmente e sono caratterizzati da
una struttura a costi fissi relativamente bassi. L'obiettivo strategico che il
Gruppo Ducati intende conseguire è l'integrazione di operazioni produttive
interne limitate con una rete di fornitori selezionati allo scopo di ridurre la
complessità del processo e migliorarne l'efficienza.
Lo
stabilimento produttivo Ducati di Borgo Panigale ha una superficie totale di
124.487 mq di cui 36.000 al coperto. Negli spazi esterni si trovano i parcheggi
per i dipendenti e la pista prove per il collaudo dei modelli. Produzione di
motori, assemblaggio di telai e stoccaggio di merci sono svolte in loco.
Seguendo
la politica dell'"outsourcing", la Ducati affida a terzi fornitori la produzione
della maggior parte delle singole componenti. Stime recenti vedono solamente un
15% di costi diretti ed indiretti imputabili a lavoro. Il rimanente 85% dei
costi totali di produzione è da imputare all'acquisto di componenti da terzi. Al
fine di meglio coordinare e pianificare l'afflusso di semilavorati di
provenienza esterna, la Ducati ha sviluppato un nuovo sistema software in grado
di monitorare il flusso delle informazioni provenienti dall'apparato produttivo.
In questo modo si ha un quadro costante della situazione e si è in grado di
intervenire laddove si individuino dei malfunzionamenti o delle carenze. Sotto
il profilo della pianificazione si hanno i vantaggi maggiori: inserendo le
previsioni di vendita per un determinato periodo, assieme ai programmi di
produzione, si ottengono in tempo reale tutti i parametri necessari ad
organizzare, senza disfunzioni, l'afflusso dei materiali necessari alle linee di
assemblaggio.
La
catena di montaggio delle diverse piattaforme di componenti è stata studiata per
favorire al massimo le economie di scala. Diversi modelli condividono medesime
parti, soprattutto per quello che riguarda i motori: nel 1998 la Ducati ha
prodotto 17 differenti modelli utilizzando principalmente due tipi di basamenti
motore e tre differenti teste del cilindro.
I
processi produttivi a piattaforma interessano per ora 10 gruppi funzionali
riducendo sensibilmente il numero di componenti da assemblare direttamente sulla
moto. Per il futuro sono stati identificati ulteriori 59 progetti a piattaforma
cui si intende dare esecuzione.
Vediamo
ora di analizzare la compagine dei fornitori elencando alcuni dati che possono
meglio di altri, rendere un'idea dell'attuale situazione.
L'apporto dei maggiori 10 fornitori ha rappresentato approssimativamente
il 34% degli acquisti per il 1998. Gli acquisti in valuta rappresentavano negli
anni 1997-98 il 13% del totale, esponendo in maniera lieve l'apparato
finanziario ad eventuali rischi di cambio. I maggiori fornitori di Ducati Motor
S.p.A. sono: Brembo, azienda leader nella costruzione di sistemi frenanti, Bosch
per le componenti elettriche, Magneti Marelli per i sistemi ad iniezione,
Marzocchi per le forcelle, Michelin e Pirelli per i pneumatici e Yuasa per le
batterie.
Spingendosi più nel dettaglio si chiarisce che la politica di fornitura
del Gruppo Ducati inizia con la selezione, all'interno di una rosa di favoriti,
di una coppia di fornitori per ciascun componente. La Ducati non è solita
intrattenere rapporti di esclusiva, preferisce rivolgersi a due fornitori
contemporaneamente onde evitare che disguidi interni ad uno di questi finiscano
per ripercuotersi sulla catena di assemblaggio provocando pericolosi blocchi
della produzione. Ad esclusione di un limitato numero di contratti a lunga
durata, la Ducati è solita stipulare contratti a breve (rinnovabili di volta in
volta) in grado di facilitare l'eventuale eliminazione di fornitori rivelatisi o
divenuti inadeguati.
A fronte
di una domanda altalenante, la produzione di motociclette Ducati non conosce
soste, se non nel periodo natalizio e per le ferie estive. L'assemblaggio delle
moto procede a ritmo costante per tutto l'anno. A variare sono, semmai, le
scorte di prodotti finiti che si assottigliano nei mesi di maggiore domanda
(periodo marzo-giugno) per poi accrescere nei periodi di stagnazione.
Oltre
alla produzione di serie, Ducati si impegna anche all'assemblaggio di modelli
particolarmente evoluti destinati alle competizioni motoristiche mondiali. Le
moto così elaborate sono mediamente 40 all'anno e vengono destinate, per buona
parte al team ufficiale, mentre le rimanenti sono vendute a squadre private o
piloti professionisti che gareggiano senza il supporto ufficiale.
Procedendo ad esaminare quelle che sono le caratteristiche di
progettazione del Gruppo Ducati, non si può non soffermarsi su alcuni elementi
caratteristici facenti parte della filosofia produttiva di cinquant'anni di moto
e che saranno ora sede di un breve approfondimento:
Col
termine "desmodromico" ci si riferisce ad un sistema di comando delle valvole di
aspirazione e scarico presenti nella testata di tutti i motori a quattro tempi.
In particolare si tratta di una sorta di doppio albero a camme in grado di
controllare non solo l'apertura, ma anche la chiusura delle valvole. Da ciò ne
consegue una maggiore precisione di comando delle valvole rispetto ai sistemi
tradizionali di richiamo a molla. Il risultato è un beneficio in termini di resa
ed efficienza generale del motore che "respira" meglio anche agli altri regimi.
L'architettura desmodromica evita il classico "sfarfallamento" dei motori quando
sono su di giri, dovuto ai limiti meccanici delle tradizionali molle. Queste
ultime, viste le elevate velocità di rotazione del motore, non chiudono le
valvole in tempo utile per consentire un efficiente lavoro in camera di
combustione.
Sempre
restando nell'ambito motoristico si evidenzia una scelta che si protrae da
tempo, immutata nel disegno. Si tratta della configurazione ad "L" dei cilindri:
i vantaggi si fanno evidenti in termini di leggerezza ed aerodinamica,
soprattutto se confrontate con le più voluminose quattro cilindri. Inoltre, la
collocazione longitudinale del propulsore fa sì che le vibrazioni di
funzionamento siano notevolmente attenuate. La conformazione della camera di
scoppio e lo studio della curvatura degli scarichi conferiscono alle Ducati un
suono profondo e rombante facilmente riconoscibile.
Si
consideri, poi, il telaio a traliccio: trattasi di una tecnologia importata
dalle vetture di Formula Uno. Con essa le moto acquistano una maggiore rigidità
della struttura sì da permettere la realizzazione di un telaio più compatto che
faciliti la guida alle velocità più elevate, esaltando la
maneggevolezza.
Infine,
si forniscono alcuni dati relativi al reparto di produzione. Nel 1998 la Ducati
Motor S.p.A. ha prodotto 27.970 moto contro le 27.051 del 1997. In termini
percentuali l'incremento rilevato ammonta al 3,4%. Gli indicatori di
produttività, come ad esempio il numero di moto prodotte in un anno per addetto
del reparto produzione passano, da 76 del 1997, a 78 del 1998. La produzione per
piattaforme sta prendendo consistenza, quindi si stima che i dati ora esposti
subiranno degli incrementi nell'immediato futuro.
3.6 Distribuzione, i "Ducati Stores".
Storicamente il Gruppo Ducati distribuiva le sue motociclette, in Italia,
direttamente attraverso dettaglianti (solitamente rivenditori multimarca) e,
all'estero, attraverso una serie di importatori indipendenti, ognuno dei quali
responsabile in merito alla creazione di una propria rete di rivenditori al
dettaglio.
A
partire dal 1997 il Gruppo Ducati ha avviato una nuova strategia distributiva.
In pratica sono stati sostituiti parecchi importatori stranieri, al posto dei
quali è stata creata una società direttamente controllata dalla casa madre. I
vantaggi della distribuzione all'ingrosso attuata direttamente sono notevoli:
In primo
luogo si ha la possibilità di reinvestire localmente i profitti aggiuntivi
derivanti dall'eliminazione di un anello della catena distributiva e dei costi
ad esso connessi.
In
secondo luogo vi è la possibilità di essere direttamente a contatto con i
consumatori finali. In questo modo si riescono a percepire meglio quelle che
risultano essere le loro reali necessità apportando con la dovuta rapidità i
cambiamenti necessari.
Il terzo
rilevante vantaggio derivante dalla nuova architettura distributiva è costituito
dal maggior controllo, vista l'eliminazione dell'intermediario, sull'intero
processo svolto costantemente sotto l'egida della Casa. In questo modo l'azione
di commercializzazione dei prodotti risulta notevolmente più efficace.
In
ultimo è da considerare la migliore gestione delle scorte di prodotti finiti.
Questi, infatti, non giacciono più nei magazzini dell'importatore, ma rimangono
all'interno della filiale che può redistribuirli in maniera più efficace fra i
vari mercati a seconda dei particolari picchi di domanda. Si otterranno in
questo modo benefici in termini di riduzione dei costi logistici
complessivi.
La
Ducati, esaminando la distribuzione all'ingrosso, attua una strategia di vendita
diretta ai concessionari del nostro paese ed in Belgio. Per quello che riguarda
gli Stati Uniti, Canada, Germania, Francia e Giappone la Ducati si avvale di
società interamente controllate. Negli altri paesi la vendita è affidata a
distributori indipendenti. A partire dal gennaio 1998 la Ducati ha sostituito i
propri distributori in Portogallo, Spagna, Sud Africa e Svizzera e sta
procedendo all'apertura di propri uffici commerciali in Svezia. Il motivo di
tali cambiamenti è da imputare ad una riconosciuta inadeguatezza degli ex
partner nei compiti loro affidati dalla casa madre. I nuovi distributori
presentano in partenza una maggiore familiarità col settore avendo avuto
precedenti esperienze nella commercializzazione di motocicli. La Ducati ha
altresì aumentato la propria penetrazione geografica in mercati finora
inesplorati quali: Emirati Arabi, Kuwait, Tailandia, Cile, Messico, Filippine,
Polonia, Malta, Corea del Sud, Turchia.
Passando
all'analisi della distribuzione al dettaglio, si fa notare che all'interno del
mercato italiano è in atto una radicale ristrutturazione del comparto
distributivo. Il numero di concessionari Ducati è stato più che dimezzato. Si è
passati dai 165 del 1996 ai 68 del gennaio '99. L'obiettivo è quello di creare
dei veri e propri punti vendita specializzati ai quali offrire un'efficace
supporto di marketing e merchandising. L'obiettivo è quello di stimolare le
concessionarie ad effettuare investimenti al fine di creare veri e propri
"Ducati Stores", punti vendita esclusivi a marchio Ducati. In base alle ultime
stime datate gennaio 1999 risultano essere 25 i contratti di franchising
stipulati in Italia concernenti l'apertura di altrettanti punti vendita
esclusivi. L'obiettivo programmato per il termine dell'anno è costituito dalla
stipula di 50 contratti. All'estero il panorama è in continua crescita:
risultano essere già aperti negozi nelle città di: New York, Vienna,
Johannesburg, Londra, Città del Capo, Sidney. I vantaggi che tale nuovo assetto
apporterà si configurano come duplici: i concessionari beneficeranno (essendo in
minor numero) di un maggiore volume di vendite, con conseguente aumento della
redditività. Da parte del Gruppo Ducati, l'operazione comporterà un netto
rafforzamento della propria rete distributiva.
Una
volta collaudata in Italia, la strategia verrà esportata all'estero e più
precisamente in Francia e Germania.
All'interno di ogni store vi sono in primo piano le motociclette Ducati a
cui si affianca l'esposizione dell'accessoristica dedicata ad ogni modello
raggruppata sotto il marchio Ducati Performance. Vi è poi uno spazio dedicato
all'abbigliamento, mentre una delle pareti del locale si presta all'affissione
di un itinerario storico che ripercorre le immagini dell'eredità sportiva
dell'industria bolognese. Accanto a questa una più moderna parete ingegneristica
raffigurante un progetto in grande scala del modello di punta della serie hyper
sport. La Ducati garantisce ad ogni suo punto vendita un servizio altamente
specializzato in termini di consulenza e design, ma non acquisisce una
partecipazione diretta negli stessi.
Fra le
caratteristiche dei nuovi Ducati Stores emerge la rete denominata "Desmo.net"
che, tramite Web collega istantaneamente tutti i punti vendita costituendo un
vantaggio competitivo in termini di velocità operativa ed efficienza. A quanto
appena detto si aggiunga la riorganizzazione dello spazio di vendita secondo un
prestabilito design Ducati.
I Ducati
Stores sono stati concepiti per diventare, nel tempo, un punto di ritrovo per
ducatisti e perciò sono promotori di numerose iniziative quali: corsi di guida
sicura da tenersi nei più importanti autodromi italiani sotto la direzione di
affermati istruttori, gite mototuristiche aventi itinerari nazionali o esteri
ed, infine, trasferte nei circuiti iridati a seguito del Campionato del Mondo
categoria Superbike.
Da
alcuni anni a questa parte Ducati non è più sinonimo solo di motociclette.
Seguendo i dettami della strategia Ducati, accanto alla produzione di
motoveicoli si sta affiancando una seconda attività con ottime potenzialità di
lucro. Si parla, nella fattispecie, di un mercato in rapida espansione
concernente non solo la ricambistica, ma anche tutta una serie di accessori
abbigliamento motociclistico e licenze d'uso, in grado di portare un utile
flusso di liquidità immediata nelle casse della società. Vediamo di esaminare
nel particolare le singole voci elencate:
Pezzi di
ricambio e motori: l'8,2% dei ricavi originatisi nel 1998 era da ricondurre alla
vendita di pezzi di ricambio. Il magazzino pezzi di ricambio è situato negli
stessi stabilimenti in cui avviene l'assemblaggio dei prodotti. Inevitabilmente
associato alla ricambistica è il discorso basato sulla velocità di reperimento
dei vari articoli al fine di rendere il motoveicolo guasto in grado di
riprendere a circolare nel minor lasso di tempo possibile. A tal proposito la
Ducati afferma di essere in grado di soddisfare più del 92% degli articoli
ordinati entro 24 ore, se la richiesta proviene dall'Europa e di 48-72 ore se
proviene da qualsiasi altra parte del mondo. Fra le nuove strategie in atto alla
Ducati, di primissimo piano risulta essere il cosiddetto "outsourcing", ovvero
la logica di far svolgere esternamente le attività ritenute non strategiche. Da
ciò ne consegue che per la spedizione dei materiali di ricambio la Ducati si
appoggia alla Saima Avandero S.p.A. A quest'ultima si sta progressivamente
affidando anche il delicato compito dello stoccaggio dei materiali e della
integrale gestione del magazzino ricambi. In aggiunta alla produzione di motori
per le proprie motociclette, la Ducati fornisce propulsori di 900 cc per Cagiva
(contratto scadente nel 2000) e Bi.Mo.Ta. (contratto da rinnovarsi
annualmente).
Accessoristica "Ducati Performance": Una diffusa tendenza degli
utilizzatori di moto Ducati (ed in particolare quelli del sub-segmento sport
naked) è quella di sostituire alcune parti della motocicletta standard, con
accessori modificati, allo scopo di personalizzare il proprio mezzo. Si verifica
una specie di commistione con i modelli cruiser che fanno della
personalizzazione il loro punto di forza. Per soddisfare questa domanda in
crescente aumento, si è avviato il già citato progetto di collaborazione fra
Ducati Motor S.p.A. e la sua consociata Gio.Ca. Moto International S.r.l., per
la progettazione in concerto di nuove linee di accessori, in parte omologati per
l'uso stradale, in parte dedicati esclusivamente alle corse su pista (Ducati
Performance).
Abbigliamento motociclistico: l'avvio della linea di abbigliamento
motociclistico (tecnico e non) recante il marchio Ducati, ha avuto inizio a
partire dal 1988. Per garantire una produzione di qualità è stata instaurata una
collaborazione con la ditta italiana Dainese.
Licenze
d'uso: sono parecchie le case costruttrici che si sono avvalse del marchio
Ducati per la creazione dei loro modelli. Vista la crescente notorietà del
marchio, nelle strategie future dell'azienda vi è la creazione di un apposito
ufficio dedicato alla concessione di licenze d'uso.
3.7 Ricerca e sviluppo.
All'interno del Gruppo Ducati opera in simultanea un team di ricerca e
sviluppo che combina tre generazioni di talenti ingegneristici (a partire
dall'Ing. Fabio Taglioni). La guida del reparto è affidata a Gianluigi Mengoli.
I modelli Ducati hanno un ciclo di vita piuttosto prolungato e vengono
continuamente rinnovati ed aggiornati nel corso di esso. Per fare un esempio: la
linea super sport è entrata in produzione nel lontano 1973 ed ha subito costanti
aggiornamenti nel tempo. Anche il reparto ricerca e sviluppo ha subito, nella
storia recente, decisivi cambiamenti. Vi è stata una sostanziale rimodellazione
del processo di progettazione: mentre in passato erano necessari mediamente 36
mesi per lo sviluppo di un modello da immettere nella fase di produzione, oggi,
a seguito delle modifiche, tale periodo è drasticamente diminuito. Si pensi,
tanto per fare un esempio, che la nuova Ducati 900SS i.e. è stata sviluppata e
lanciata in soli 15 mesi. Va da sé che le abbreviate procedure di progettazione
costituiscono un indubbio vantaggio competitivo che la Ducati può vantare nei
confronti degli altri produttori. In questo modo la flessibilità aziendale
(indispensabile al giorno d'oggi per mantenere intatta la propria quota di
mercato) è aumentata considerevolmente e l'azienda potrà in futuro adeguarsi più
velocemente all'evoluzione dei gusti dei consumatori.
Sul
versante della ricerca e sviluppo si è verificato in questi ultimi anni un
aumento considerevole del budget. Alcuni dati potranno fornire meglio l'idea:
dal 1996 al 1997 l'aumento delle risorse destinabili alla ricerca e sviluppo è
stato in percentuale, pari al 36%. Il 1997 si è concluso con un esborso
quantificabile in 6,293 miliardi. Nell'anno 1998 tale voce ha subito una vera e
propria impennata passando a 12,048 miliardi; in termini percentuali l'aumento è
configurabile nel 91,4% in più rispetto al 1997.
Spese di
ricerca e sviluppo
| Spese di
ricerca e sviluppo |
3 mesi
1996
|
1997
|
1998
|
| Capitalizzate |
1.250
|
5.855
|
10.155
|
| Non
capitalizzate |
-
|
438
|
1.893
|
| TOTALE |
1.250
|
6.293
|
12.048
|
Dal
punto di vista gestionale il maggior carico di lavoro dovuto alla recente
creazione delle due nuove linee di prodotti (ST2 e Monster), ha appesantito in
maniera rilevante il reparto andando a compromettere fattori quali snellezza e
flessibilità. Visto l'evolversi della situazione sono stati avviati cambiamenti
che interessano il reparto ricerca e sviluppo nel suo complesso. L'evoluzione,
iniziata a partire dal 1998, vuole la trasformazione del reparto sperimentazioni
del Gruppo Ducati, da un unico centro, a più unità autosufficienti, ma
centralizzate, volte a formare una rete nell'ambito della quale il team interno
di ricerca e sviluppo sarà responsabile del coordinamento strategico delle
molteplici fonti esterne di progettazione tecnica e di ingegneria.
Avendo
chiaro quanto ora esposto, si comprende il motivo di alcune alleanze strategiche
che il Gruppo Ducati ha stipulato. Se ne elencano alcune: accordo con TWR,
centro leader nello sviluppo di propulsori per monoposto di Formula Uno. accordo
con l'Ing. Piero Ferrari per la costituzione di una joint venture finalizzata
allo sviluppo di tecnologie motoristiche avanzate concretizzatosi con
l'acquisizione del 40% della società H.P.E. S.r.l. (High Performance
Engineering).
Non è
esente da cambiamenti neanche il reparto progettazione moto. Oltre alla già
menzionata velocizzazione del processo, è in atto la creazione di un nuovo
reparto. In passato, anche per via della precedente proprietà Ducati, la
progettazione di una nuova motocicletta comportava un incarico ad un ufficio
esterno, il CRC (Centro Ricerche Cagiva) coordinato dall'Ing. Massimo Tamburini.
In vista della scadenza del contratto di collaborazione col CRC e viste le
mutate esigenze volte ad un maggior controllo del processo di progettazione, la
Ducati Motor S.p.A. sta sviluppando un'autonoma divisione interna chiamata
"Ducati Design Center". A partire dall'anno 2000 la nuova divisione sarà
ultimata ed inizierà ad interagire.
3.8 Il reparto design.
All'interno di Ducati Motor S.p.A., è stata costituita una nuova
divisione indipendente denominata DOC (Ducati Design Centre), per il design e la
progettazione, dedicata alla creazione dei futuri modelli e connessa allo
sviluppo dei prodotti. Costituito da un gruppo di progettisti, ingegneri,
modellisti, tecnici, il centro design permetterà all'azienda di stringere i
tempi nel lancio di nuovi modelli rafforzando maggiormente il legame fra i
reparti interni all'azienda: da quello tecnico al marketing fino alla vendita.
Il nascente reparto sarà supportato dalle più moderne tecnologie nel campo della
modellazione tridimensionale per mezzo dei sistemi CAD e CAM. Le
sofisticatissime tecnologie di cui dispone questo centro permettono la
modellazione virtuale di un prototipo via software.
La nuova
divisione, si avvarrà del supporto tecnologico dell'inglese AKA, azienda
tecnologicamente avanzata nella modellistica munita di un apparecchio a 3 e 5
assi a controllo numerico computerizzato, capace di realizzare prototipi
utilizzando i dati di progettazione preprogrammati dallo staff tecnico. Le
avanzatissime tecnologie digitali permetteranno al team di inglobare tutti i
punti chiave nella progettazione di una moto (i parametri fissi del motore, il
telaio e lo châssis) fin dal principio della stesura del progetto. Così si
potranno basare i bozzetti iniziali sullo schema di una moto reale con gli
evidenti vantaggi che ne conseguono. L'ausilio di un braccio meccanico
controllato dal computer permetterà, una volta ultimato il progetto, di
riprodurlo fisicamente in scala al fine di meglio verificare le forme
impostate.
Coordinatore di questo nuovo reparto sarà Pierre Terblanche. Fra i suoi
più acclamati lavori: la Ducati Supermono e la 900SS. Il supporto di tecnologie
informatiche offrirà inoltre un altro punto di vantaggio. Sarà, infatti
possibile interagire con il parco fornitori in maniera tale da instaurare un
processo di collaborazione allo studio dei singoli componenti che verranno
successivamente assemblati sulle moto. Al momento lo sviluppo e i test
tecnologici dei progetti avvengono nel sud dell'Inghilterra, ma nell'immediato
futuro è previsto il trasferimento nelle vicinanze dello stabilimento di
Bologna.
3.9 Marketing, promozione e pubblicità.
Le
continue innovazioni nella produzione di motociclette non rispecchiano altro che
il naturale andamento delle tendenze culturali e sociali dei principali utenti
della moto: i giovani. Sono loro a dettare legge nel settore motociclistico (per
quello automobilistico, i rapporti di forza sono meno marcati), sono loro che
cambiando i loro orientamenti, costringono le Case a rinnovarsi in continuazione
ed a curare i propri prodotti fin nei minimi particolari. Gli elementi che
vengono presi in considerazione da questo tipo di pubblico sono le prestazioni,
subito dopo viene la linea, mentre comfort, contenuti tecnici, prezzo e consumi
hanno assunto, nell'attuale epoca edonistica una rilevanza
trascurabile.
Il
cliente medio della motocicletta Ducati è una persona di età non giovanissima,
compresa tra i 25 ed i 40 anni appartenete ad un ceto medio-alto. Questo a causa
della raffinatezza e dell'esclusività tecnica dei propri prodotti che li rendono
non accessibili a tutti. Accanto a questa fascia principale di utenza esistono i
cosiddetti "ducatisti", ovvero persone di tutti i tipi, ma accomunate da una
elevata esperienza dal punto di vista meccanico e legate in maniera viscerale a
questa marca, avendo comprato sempre e solo Ducati. L'utente Ducati è sempre
stato ben definito e riconoscibile nel motociclista "puro", di orientamento
sportivo.
Il
prodotto Ducati ha come caratteristiche principali: pesi e dimensioni ridotte in
rapporto alla cilindrata, essenzialità e semplicità. Motori caratterizzati da
una certa ricercatezza tecnica, da elevate potenze specifiche e regimi di
rotazione elevati.
Sempre
in merito al marketing si sottolinea il ruolo strategico di questa funzione
aziendale: le vendite, infatti, possono calare in conseguenza di cause esterne
contro le quali ci si può solo rassegnare (nuove leggi di emanazione
governativa), ma anche a causa della scelta di strategie di mercato, di prodotto
o di marketing mix errate. Per quello che riguarda le strategie di mercato sarà
obiettivo delle imprese l'espansione del proprio mercato che può essere attuato
in tre diverse maniere:
spingendo gli utenti ad un maggiore utilizzo della moto o ricercando
nuovi utilizzatori mediante campagne promozionali volte a sottolineare i
vantaggi del mezzo di locomozione motociclistico (agilità nel traffico, senso di
libertà).
individuando nuovi segmenti di mercato con bisogni
insoddisfatti.
conquistando i clienti della concorrenza (questa è senza dubbio la mossa
più azzardata capace di scatenare vere e proprie guerre commerciali).
I grandi
cambiamenti che sta subendo il Gruppo Ducati non potevano non interessare anche
il settore marketing. In particolare sono stati assunti specialisti di
comunicazione, public relations e promozione pubblicitaria. Il coordinamento di
queste attività legate all'immagine ed alla commercializzazione dei prodotti
avviene presso la sede centrale di Bologna. Una delle prime iniziative volte al
rinnovamento dell'apparato si è avuta con l'aggiornamento del logo,
rappresentato dal simbolo "D", frutto di una moderna reinterpretazione del
marchio apposto sulle motociclette d'epoca. E' stata, poi, la volta della prima
campagna promozionale a livello globale dal titolo: "Ducati People". Sempre
nell'ottica del rafforzamento dell'immagine sono state avviate collaborazioni
coi più importanti musei a livello mondiale (si ricorda, fra gli altri, il
Guggenheim di New York) con l'intento di riconoscere la qualità del design dei
propri motoveicoli.
Ponendo
l'accento sulla suddivisione del budget pubblicitario, si nota come la Ducati
abbia impiegato le proprie risorse finanziarie principalmente per la promozione
di nuovi prodotti in riviste specializzate e la creazione di depliant e
cataloghi. Il 1997 ha dato luogo ad un esborso complessivo pari a 9 miliardi. In
coincidenza dell'anno successivo si è verificato un aumento di tale capitolo di
spesa, l'importo iscritto in bilancio è stato pari a L. 14,2 miliardi;
l'incremento in termini percentuali è pari al 57,8%.
Esaminiamo ora più nel dettaglio il comparto pubblicità suddividendolo
nei seguenti tre aggregati:
Media:
la fonte primaria di pubblicità è costituita dai risultati agonistici delle
motociclette Ducati sui circuiti di gara. Ad essa si affianca, come importanza,
la quantità di articoli pubblicati all'interno di riviste specializzate. La
nuova politica pubblicitaria varata di recente dai vertici aziendali mira ad
espandere la copertura giornalistica uscendo dalla tradizionale nicchia
rappresentata dalle riviste di settore. Articoli e servizi riguardanti il Gruppo
Ducati sono apparsi su riviste quali: Wall Street Journal, New York Times,
Financial Times, nonché su notiziari quali: CNN e Bloomerg News. Ultimamente si
sta cercando di associare il marchio Ducati ad alcune celebrità nel campo dello
spettacolo ed atletico, sfruttando quella che può essere la loro capacità di
trascinamento all'acquisto.
Competizioni sportive: nel campionato mondiale Superbike le Ducati hanno
vinto sette degli ultimi nove titoli iridati ed hanno ottenuto un numero di
vittorie ad ogni gran premio, tale da essere superiore a quello di tutti gli
avversari complessivamente considerati. Le prestazioni ottenute dalla Ducati a
livello agonistico contribuiscono in maniera determinante a mantenere elevata la
domanda del prodotto ed aumentano la visibilità del marchio.
Co-marketing: la notorietà del marchio Ducati ha iniziato a dare i suoi
frutti per quello che riguarda una serie di attività parallele che si possono
riassumere nelle seguenti:
i grandi
magazzini Harrods di Londra hanno esposto le moto bolognesi nelle proprie
vetrine offrendole successivamente in vendita nel periodo natalizio.
la
Neiman Marcus ha offerto una serie limitata di 748L nel suo catalogo per uomo
1997.
D.K.N.Y.
sta vendendo una serie limitata di prodotti di abbigliamento a marchio Ducati
nella propria catena di negozi.
Moto
Ducati sono apparse nelle riprese di numerosi film, spot e serie televisive,
nonché in video musicali di alcuni complessi rock.
3.10 Sistema informatico e "millennium bug".
Il
sistema informativo aziendale Ducati ha dato avvio ad un programma di
aggiornamento dei propri computer e del proprio software che dovrebbe comportare
un aumento dei costi amministrativi stimato in Lire 150 milioni. A partire
dall'anno 1997 la Ducati S.p.A. ha effettuato investimenti significativi volti
alla modernizzazione del proprio sistema informatico, acquistando nuovo hardware
e nuovo software perfettamente compatibile con le esigenze di cambiamento di
data. A riprova di ciò, la fase terminale del programma di adeguamento prevede
una serie di simulazioni in grado di confermare l'adeguatezza del sistema
informativo ai pericoli connessi al cambiamento di data.
La
Ducati ha attivato un sistema di rilevamento dati al fine di migliorare la
qualità dei propri prodotti. Esso permette il monitoraggio computerizzato di
ogni singolo componente utilizzato nella fabbricazione delle moto. Dall'ufficio
acquisti alle linee di montaggio, dalla consegna ai rivenditori al punto
vendita, è ora possibile seguire e rintracciare qualsiasi moto venduta e le
parti che la compongono. Grazie all'accurata raccolta di dati e all'ispezione
delle parti sulla linea di montaggio, alle relazioni preparatorie per i
rivenditori ed ai dati di garanzia, oggi la Ducati è in grado di individuare gli
aspetti del processo di produzione che richiedono una particolare attenzione e
specifici miglioramenti o, eventualmente, un intervento tecnico.
Altra
novità riguarda il sistema informativo atto a monitorare e pianificare
l'afflusso dei semilavorati (piattaforme) di provenienza esterna. Inserendo il
quantitativo di moto da produrre in un dato periodo il computer elabora e
fornisce il numero di componenti da ordinare ai vari fornitori.
I Ducati
Store sono, a loro volta cablati via Internet per mezzo della rete Desmo.net
utile per la reperibilità immediata di accessori ed assistenza tecnica dalla
Casa madre.
3.11 Pubbliche relazioni.
In
questi ultimi due anni la Ducati ha prodotto un notevole sforzo per aumentare il
proprio contatto con il pubblico, considerato come elemento indispensabile sul
quale basare la pianificazione delle strategie future.
Sul
versante della comunicazione "on-line" sono ormai da tempo attivi due siti
Internet raggiungibili digitando i seguenti indirizzi:
http://www.ducati.com
in
lingua inglese, rivolto agli utenti mondiali ed una versione italiana dello
stesso sito raggiungibile tramite:
http://www.ducati.it
Navigando all'interno di queste pagine, caratterizzate, fra l'altro da un
eccellente grafica e da soluzioni informatiche avanzate, si può accedere in
diretta a notizie molto interessanti per l'utente od il potenziale acquirente
Ducati. In una prima sezione vengono presentate tutte le moto attualmente
commercializzate con larga abbondanza di immagini e schede tecniche. Vi è poi
una sezione relativa all'attività agonistica comprendente il profilo dei piloti
ufficiali e la rassegna stampa aggiornata riguardante tutti gli avvenimenti. Una
parte storica ripercorre tutte le tappe dell'attività agonistica della Casa
bolognese racchiuse in un piccolo museo virtuale. Infine, per gli interessati
all'acquisto di motociclette, è presente l'elenco di tutti i punti vendita
Ducati in Italia ed all'estero.
Sotto il
profilo marketing, aspetto strategico di assoluto rilievo è costituito
dall'elevato numero di Club Ducati: punti di ritrovo per appassionati delle
bicilindriche bolognesi. Attualmente il numero di fans club in Italia e nel
mondo raggiunge le 400 unità. Si è, così, pensato di sviluppare un programma per
prendere contatto con i club locali al fine di sponsorizzare alcune loro
attività.
Per la
prima volta nella storia della casa bolognese ha avuto luogo, nel giugno 1998,
il primo WDW (World Ducati Week-end), motoraduno a livello mondiale con
epicentro in Bologna e Misano Adriatico (RN) che è stato in grado di calamitare
l'attenzione di oltre 10.000 "ducatisti" provenienti da ogni parte del mondo.
Per l'occasione erano presenti i piloti di punta dell'attuale team impegnato nel
Campionato del Mondo Superbike affiancati dalle vecchie glorie che hanno corso
sotto l'insegna Ducati. L'organizzazione dell'evento è avvenuta con la
collaborazione dei vari motoclub presenti nel mondo.
Contestualmente si è avuta l'inaugurazione del Museo Ducati esposizione
permanente sita all'interno degli stabilimenti produttivi dell'azienda. Nel
museo è presente una rivisitazione storica dei modelli Ducati a partire dal
propulsore Cucciolo, capostipite dell'intera produzione motoristica di Borgo
Panigale. Il Museo Ducati è stato pensato in modo da offrire al visitatore una
doppia lettura; la prima riguarda le moto sistemate cronologicamente secondo un
percorso circolare. La seconda, si snoda lungo in un percorso parallelo a 7
"stanze" tematiche dedicate all'approfondimento di alcuni temi di rilevante
importanza come: il sistema desmodromico, la rivoluzione della trasmissione a
cinghia nella distribuzione, il motore a 4 valvole di nuova generazione,
ecc.
Il
progetto del museo è stato realizzato grazie al fondamentale contributo di
collezionisti, piloti, appassionati e di tutto lo staff della Ducati Motor, che
hanno contribuito alla riuscita di quest'opera. Il programma di visita guidata
prosegue, poi, con l'ingresso nei reparti di produzione moto dove vengono
illustrate le fasi più significative dell'assemblaggio dei modelli attualmente
commercializzati.
CAPITOLO UNO: storia della Ducati
CAPITOLO DUE: il Gruppo Ducati
CAPITOLO TRE: Ducati Motor S.p.A
CAPITOLO QUATTRO: Ducati Corse
CAPITOLO CINQUE: il mercato della moto in Italia
-
Capitolo 2.4 - 2.5
( 1 articoli )
CAPITOLO DUE
Gruppo Ducati
2.4 Situazione finanziaria.
Nel 1996
il Gruppo Ducati stipulò un contratto di finanziamento presso un pool di banche.
Fu erogato un prestito a medio termine di Lire 280 miliardi. Tale finanziamento
venne utilizzato dalla Società per il pagamento del corrispettivo inerente
all'acquisto del ramo d'azienda comprensivo di tutti i marchi Ducati ed il
relativo avviamento, per il pagamento di quanto dovuto a titolo di patto di non
concorrenza (lire 15 miliardi), infine, per il pagamento delle spese,
commissioni, imposte indirette e tasse relative all'acquisizione. La liquidità
rimanente, pari a circa Lire 100 miliardi è stata principalmente utilizzata
dalla Società per estinguere i debiti commerciali e finanziari insorti nel 1996
(circa Lire 90 miliardi) inclusi nel ramo d'azienda conferitole dalla Ducati
Motorcycles S.p.A. e ad integrazione del capitale circolante.
I
finanziamenti ottenuti in base al contratto sottoscritto al momento
dell'acquisizione sono stati di recente completamente sostituiti da un nuovo
prestito. In data 14 luglio 1998 è stato, quindi, estinto il precedente
finanziamento di Lire 280.000.000.000 sostituendolo con uno nuovo, ma
caratterizzato da condizioni più vantaggiose. Lo schema seguente illustra gli
istituti di credito coinvolti nella nuova operazione finanziaria:
| Banche
pertecipanti al finanziamento |
Finanziamento
|
%
|
| Credit suisse
First Boston |
55.000
|
16,9%
|
| Banca
Commerciale Italiana |
46.000
|
14,2%
|
| Banca Nazionale
del Lavoro |
40.000
|
12,3%
|
| Credito
Italiano |
40.000
|
12,3%
|
| Banco di
Napoli |
24.000
|
7,4%
|
| Bank of
America |
24.000
|
7,4%
|
| BayerischeVereinsbank AG |
24.000
|
7,4%
|
| Credit
Lyonnais |
24.000
|
7,4%
|
| Banca
carige |
16.000
|
4,9%
|
| Banca di
Roma |
16.000
|
4,9%
|
| The Industrial
Bank of Japan |
16.000
|
4,9%
|
| TOTALE |
325.000
|
100,0%
|
L'estinzione del vecchio mutuo si è potuta ottenere con la stipulazione
di un nuovo contratto di finanziamento per Lire 325 miliardi, 60 dei quali come
linea di credito multivalutaria rotativa utilizzabile dal Gruppo Ducati in caso
di deficit di liquidità. La data di estinzione di questo nuovo credito è
prevista per il 30 settembre 2005; nell'arco di questo periodo di tempo verranno
rimborsate annualmente quote in conto capitale di ammontare prestabilito. Nel
caso di quotazione in Borsa della Ducati Motor Holding S.p.A. è previsto che il
50% dei proventi scaturenti da tale operazione sia destinato a rimborso
anticipato del suddetto prestito.
Il
contratto di finanziamento contiene alcune limitazioni per il Gruppo Ducati: è
fatto divieto di ricorrere ad ulteriore indebitamento, di disporre liberamente
dei propri beni, di partecipare a fusioni od acquisizioni. A titolo di garanzia
per il finanziamento concesso sono stati dati in pegno il 100% delle azioni
Ducati Motor S.p.A. e della Ducati North America, Inc., nonché tutti i marchi
registrati contenenti la Denominazione Ducati.
Non
trascurabile è lo sforzo in termini finanziari per l'investimento in
immobilizzazioni materiali che era pari a Lit.20.700 milioni nel 1998 (contro i
17.400 del 1997), principalmente da correlare alla produzione di nuovi modelli
ed all'allestimento del nuovo Museo Ducati.
A
livello assicurativo la Ducati è coperta contro il rischio di distruzione e
danneggiamento degli impianti e delle merci viaggianti.
Verifichiamo ora la capacità del Gruppo Ducati di mantenere in equilibrio
le entrate con le uscite senza compromettere l'andamento economico dell'impresa.
A tal fine ben si presta una breve analisi della struttura finanziaria
relativamente all'ultimo anno di cui si hanno dati.
Primo
elemento da considerare nel corso di questo esame è la modalità di copertura dei
371.949 milioni di immobilizzazioni. In altre parole si vuole osservare quale
utilizzo fa il Gruppo Ducati delle fonti di finanziamento a sua
disposizione:
Immobilizzazioni nette / Capitale permanente =371.949
/ 403.081 = 0,92
Questo
primo dato a disposizione permette di comprendere immediatamente l'assenza di
squilibri finanziari a livello di scadenze: essendo il capitale permanente
frutto della somma di capitale proprio e passività consolidate, risulta chiaro
che le immobilizzazioni sono state acquistate facendo uso di capitale la cui
restituzione è prevista nel lungo periodo.
Entrando
più nel dettaglio, si ha il rapporto:
Passività consolidate / Immobilizzazioni nette =262.304
/ 371.949 = 0,71
In altre
parole le immobilizzazioni nette sono in prevalenza coperte da debiti a lungo
termine, mentre il capitale proprio è destinato alla copertura della restante
parte degli immobili e ad una parte dell'attivo circolante. A tal proposito è
utile l'analisi del leverage conosciuto anche come indice di
indebitamento:
Totale
impieghi / Capitale proprio =604.107
/ 140.777 = 4,29
Questo
indice rivela un deciso ricorso all'indebitamento (situazioni normali si
attestano attorno ad un valore pari a 2) a cui fa seguito una situazione di
sottocapitalizzazione dell'azienda. Come già accennato in precedenza, visto
l'elevata tassazione a cui sono sottoposte le imprese italiane, ad un valore di
leverage di 4,29 fa, comunque, da contraltare una maggiore incidenza di
interessi passivi sul risultato d'esercizio, con conseguenti benefici a livello
di carico fiscale.
Passando
ad esaminare la situazione aziendale in un'ottica di breve periodo può essere
utile verificare il rapporto:
Attivo
circolante / Passività correnti =232.158
/ 202.068 = 1,15
che
esprime la capacità dell'impresa, in questo caso buona, di assolvere i propri
impegni di breve termine.
Ultimo
indice finanziario che riveste notevole importanza è quello che evidenzia la
cosiddetta rotazione degli impieghi. Esso esprime il numero di volte in cui il
capitale investito si rinnova. Per questo tipo di analisi viene utilizzato il
dato dei ricavi di vendita considerati al netto di resi, ribassi ed
abbuoni:
Ricavi
netti di vendita / Totale impieghi =465.098
/ 604.107 = 0,77
Si tenga
presente che maggiore è il valore di questo indice e tanto più alto risulterà il
grado di utilizzo delle risorse impiegate nell'attività aziendale. Nel caso del
Gruppo Ducati si evidenzia un risultato piuttosto basso per l'anno 1998, anche
se in miglioramento rispetto ai dati del 31/12/1997:
Ricavi
netti di vendita / Totale impieghi =
379.035
/ 631.060 = 0,60
2.5 Collocamento azioni
Il
Gruppo Ducati ha programmato, per la data del 24 marzo 1999, l'emissione di 82
milioni di azioni ordinarie della Ducati Motor Holding S.p.A. per un valore
nominale di 1000 Lire cadauna, pari a complessive Lire 82 miliardi. Questa
offerta, denominata "offerta globale", rappresenta il 52,23% del capitale
sociale ed è così composta:
16.622.464 azioni possedute alla data del 31/21/1998 dalla TPG Motorcycle
Acquisition L.P.
22.252.870 azioni possedute alla data del 31/21/1998 dalla TPG Motorcycle
Belgium.
22.624.666 azioni possedute alla data del 31/21/1998 dalla Motorcycle
Investment S.à.r.l.
3.500.000 azioni possedute alla data del 31/21/1998 dalla Cefisio
L.D.A.
17.000.000 nuove azioni scaturenti da un aumento di capitale della Ducati
Motor Holding S.p.A. deliberato in data 7 settembre 1998.
Le
azioni sono state collocate indistintamente al pubblico tramite un consorzio di
collocamento e garanzia coordinato dagli istituti bancari COMIT e
Mediobanca.
Il
prezzo di collocamento delle azioni, come da approvazione assembleare, sarà
compreso tra il valore minimo di 4.840 (2,5 Euro) fino ad un massimo di 6.002
(3,1 Euro). Questo range di prezzo è stato calcolato in base alle più
accreditate metodologie finanziarie. In particolare, considerando la natura
dell'operazione, è stato adottato un metodo basato sui confronti di mercato di
società comparabili. A ciò è stato affiancato un metodo finanziario in grado di
valutare approssimativamente la futura capacità aziendale di generare valore per
l'azionista.
Le
azioni offerte sono nominative ed indivisibili; hanno diritto di voto nelle
assemblee ordinarie e straordinarie della società. Il lotto minimo è fissato
pari a 1000 azioni. La politica dei dividendi di Ducati Motor Holding S.p.A.
seguirà le seguenti fasi: in caso di utili d'esercizio, essi verranno destinati,
se vi fosse necessità, alla copertura di perdite d'esercizio o perdite riportate
a nuovo. Successivamente a ciò non è da escludere un riparto dei dividendi
rimanenti fra gli azionisti. La negoziazione delle azioni avverrà sul Mercato
Telematico Azionario e sul New York Stock Exchange. L'emissione sarà, quindi,
suddivisa in due blocchi:
il
primo, denominato "offerta pubblica" sarà rivolto al pubblico indistinto in
Italia. Essa avrà luogo il giorno 22 marzo e terminerà il 23. L'offerta pubblica
rappresenta almeno il 25% dell'offerta globale. Per il personale dipendente
Ducati interessato all'acquisto di azioni sono previste agevolazioni nella
misura di uno sconto pari al 15% sul prezzo di emissione. I dipendenti possono
sottoscrivere fino ad un massimo di 3 lotti minimi di 1000 azioni al prezzo
facilitato di 4.772,9 Lire (2,465 Euro) per azione. L'offerta al pubblico delle
azioni è avvenuta al medesimo prezzo sia per le azioni destinate al mercato
nazionale sia per quelle destinate agli investitori esteri (Resto del Carlino,
21/03/1999). Il quantitativo minimo offerto nell'ambito dell'offerta pubblica è
di 20.500.000 azioni, di cui fino ad un massimo di n. 900.000 azioni è riservato
ai dipendenti del Gruppo Ducati. (L'offerta riservata ai dipendenti prevede
l'intermediazione di un solo collocatore: la Banca Autonoma Popolare Veneta). Al
fine di facilitare l'acquisto delle azioni ad ogni dipendente è concessa la
possibilità di ottenne un anticipo dell'indennità di fine rapporto.
Il
secondo è rivolto all'estero, si tratta di una "offerta internazionale"
comprendente una offerta pubblica negli Stati Uniti finalizzata all'ammissione
alla quotazione presso il New York Stock Exchange ed un collocamento privato
rivolto ad investitori istituzionali e professionali esteri (al di fuori degli
Stati Uniti).
Dall'operazione azionaria la Società prevede di incassare da un minimo di
67 miliardi ad un massimo di 85,6, al netto delle commissioni e spese. Questa
cifra verrà così utilizzata: sottoscrivere e liberare un aumento di capitale di
36 miliardi (da Lire 86 miliardi a Lire 122 miliardi) in seguito a delibera
assembleare tenutasi in data 15 febbraio 1999. Scopo di questo aumento risulta
essere la ricostituzione del capitale della società alla sua originaria misura a
fronte di un abbattimento operato per risanare le perdite Ducati Motor S.p.A.
esistenti in data 31/12/1998.
Rimborsare il debito di 16 miliardi (rilevato il 31/12/1998) nei
confronti della Ducati Motor S.p.A. Quest'ultima, a sua volta, intende
utilizzare i fondi che la Ducati Motor Holding S.p.A. le trasferirà come
parziale rimborso della posizione debitoria del recente contratto di
finanziamento ottenuto dal pool di istituti di credito, e per la parte restante
per incrementare l'attività produttiva.
Vediamo
di esaminare i possibili effetti del collocamento in borsa sulla struttura
azionaria della società, facendo menzione dell'opzione "greenshoe"
potenzialmente esercitabile dalle banche coordinatrici dell'offerta
internazionale (Mediobanca e CSFB). In pratica si tratta di una opzione concessa
dagli azionisti venditori per l'acquisto, al prezzo di offerta, di ulteriori
azioni da collocare all'estero (pari ad un massimo del 15% dell'offerta
globale). Tale opzione è esercitabile per un periodo di tempo non superiore ai
30 giorni a decorrere dalla data di ingresso nei mercati borsistici italiano ed
americano. Qui di seguito una tabella esplicativa della variazione della
compagine sociale a seguito dell'offerta globale priva dell'esercizio
dell'opzione greenshoe:
|
COMPAGINE SOCIALE POST OFFERTA
GLOBALE
|
| Azionista |
Azioni prima dell'offerta
globale
|
%
|
Azioni offerte
|
Azioni post offerta
globale
|
%
|
| TPG Motorcycle
Acquisition |
78.547.130
|
56.1
|
16.622.464
|
61.924.666
|
39.4
|
| TPG Motorcycle
Belgium |
22.252.870
|
15.9
|
22.252.870
|
0
|
0
|
| Motorcycle
Investment |
35.000.000
|
25
|
22.624.666
|
12.375.334
|
7.9
|
| Cefisio |
4.200.000
|
3
|
3.500.000
|
700.000
|
0.4
|
| Mercato |
-
|
-
|
-
|
82.000.000
|
52.2
|
| Aumento di
capitale |
-
|
-
|
17.000.000
|
-
|
-
|
| TOTALE |
140.000.000
|
100
|
82.000.000
|
157.000.000
|
100
|
L'analisi di questa tabella porta elementi utili per comprendere
l'evoluzione della struttura sociale a seguito della quotazione in borsa. In
pratica si osserva che il mercato, ipoteticamente considerato come una unica
entità, viene ad avere la maggioranza del pacchetto societario. All'atto
pratico, però, l'agglomerato contraddistinto dalla parola "mercato" è composto
da una miriade di piccoli azionisti che, singolarmente considerati,
raggiungerebbero quote di capitale sociale di importo irrilevante ai fini di una
possibile partecipazione alle assemblee ordinarie. Da questa considerazione ne
deriva che il controllo effettivo della Ducati Motor Holding S.p.A. rimane nelle
mani del socio TPG Motorcycle Acquisition L.P. anche se risulta in suo possesso
il 39,4% delle azioni. Secondo azionista in ordine di importanza rimane la
Motorcycle Investment S.à.r.l., che a fronte di una vendita di 22.624.666 azioni
vede drasticamente calare la sua quota dal 25% al 7,9%. La TPG Belgium esce di
scena come socio cedendo interamente al mercato borsistico la sua quota di
22.252.870.000. In ultimo trattiamo la posizione della portoghese Cefisio che
mettendo a disposizione la cifra di 3.500.000 azioni rimane comunque socia di
Ducati Motor Holding S.p.A., ma per una quota pressoché insignificante:
0,4%.
Simultaneamente alla quotazione in borsa è presente anche l'aumento di
capitale offerto in sottoscrizione agli azionisti. Il suo importo di
17.000.000.000 incrementa il capitale sociale che passa, così, da 140 a 157
miliardi.
Osserviamo, invece, come si configurerebbe l'azionariato della Ducati
Motor Holding se venisse attuata l'opzione greenshoe.
|
COMPAGINE SOCIALE POST OFFERTA
GLOBALE + GREENSHOE
|
| Azionista |
Azioni prima dell'offerta
globale
|
%
|
Azioni offerte
|
Greenshoe
|
Azioni post offerta globale +
greenshoe
|
%
|
| TPG
Acquisition |
78.547.130
|
56,1
|
16.622.464
|
8.258.666
|
53.666.000
|
34,2
|
| TPG
Belgium |
22.252.870
|
15,9
|
22.252.870
|
0
|
0
|
0
|
| Motorcycle
Invest. |
35.000.000
|
25
|
22.624.666
|
3.341.334
|
9.034.000
|
5,6
|
| Cefisio |
4.200.000
|
3
|
3.500.000
|
700.000
|
0
|
0
|
| Mercato |
-
|
-
|
-
|
-
|
94.300.000
|
60
|
| Aumento di
c.s. |
-
|
-
|
17.000.000
|
-
|
-
|
-
|
| TOTALE |
140.000.000
|
100
|
82.000.000
|
12.300.000
|
157.000.000
|
100
|
Come si
evince dallo schema, il capitale sociale finale non verrebbe modificato da
questa opzione. Essa agisce, piuttosto, sulle quote degli azionisti venditori
che verrebbero a trovarsi con una percentuale di partecipazioni inferiore
rispetto al caso dell'offerta pubblica senza greenshoe. Si osservi ancora che
l'importo di 12.300.000 azioni risultante come importo totale dell'opzione,
corrisponde al 15% delle 82.000.000 azioni messe a disposizione dall'aumento di
capitale sociale e dagli azionisti venditori. L'esercizio di detta opzione
ridurrebbe a tre (considerando il mercato come un'unica entità a sé stante) le
aggregazioni di azionisti di Ducati Motor Holding S.p.A. La Cefisio verrebbe a
cedere la totalità del suo pacchetto azionario perdendo ogni peso all'interno
del consiglio d'amministrazione, mentre Motorcycle Investment e TPG Motorcycle
Acquisition risulterebbero azioniste con una quota inferiore rispetto al mancato
esercizio del greenshoe.
CAPITOLO UNO: storia della Ducati
CAPITOLO DUE: il Gruppo Ducati
CAPITOLO TRE: Ducati Motor S.p.A
CAPITOLO QUATTRO: Ducati Corse
CAPITOLO CINQUE: il mercato della moto in Italia
-
Capitolo 2.6 - 2.9
( 1 articoli )
CAPITOLO DUE
Gruppo Ducati
2.6 Situazione economica.
L'andamento economico consolidato dell'anno 1998 riflette i risultati del
programma di ristrutturazione portato avanti dal Gruppo Ducati, a seguito del
cambiamento di proprietà e della riorganizzazione della rete di distribuzione.
|
CONTO ECONOMICO
COMPARATO
|
|
Anno:
|
1996
|
1997
|
1998
|
| Ricavi dele
vendite e prestazioni |
203.943
|
379.035
|
465.098
|
| Variazioni
delle rimanenze di semilavorati e finiti |
39.272
|
25.192
|
8.012
|
| Incrementi di
immobilizzazioni per lavori interni |
3.171
|
4.077
|
8.238
|
| Altri ricavi e
proventi |
6.406
|
5.002
|
11.983
|
| Valore della
produzione effettuata |
252.792
|
413.306
|
493.331
|
| Consumi di
materie prime |
129.942
|
190.695
|
223.909
|
| Altri costi
operativi |
55.572
|
90.995
|
119.766
|
| Valore aggiunto
della gestione caratteristica |
67.278
|
131.616
|
149.656
|
| Costo del
personale |
34.160
|
49.066
|
57.164
|
| Margine
operativo al lordo di ammortamenti |
33.118
|
82.550
|
92.492
|
| Accantonamento
a fondo svalutazione crediti |
1.906
|
1650
|
1.011
|
| Accantonamento
a fondo rischi ed oneri |
8.507
|
16.200
|
12.968
|
| Ammortamenti
delle immobilizzazioni materiali ed immateriali |
29.345
|
32.283
|
37.136
|
| Risultatao
operativo della gest. caratteristica |
(6.640)
|
32.417
|
41.377
|
| Proventi
finanziari |
1.877
|
4.449
|
5.262
|
| Oneri
finanaziari |
35.173
|
27.914
|
31.496
|
| Proventi
straordinari |
455
|
2.703
|
3.459
|
| Oneri
straordinari |
404
|
2.275
|
20.354
|
| Risultato prima
delle imposte e della quota di pertinenza di terzi |
(39.885)
|
9.380
|
(752)
|
| Imposte sul
reddito |
2.433
|
4.143
|
1.376
|
| Risultato prima
della quota di pertinenza di terzi |
(42.318)
|
5.237
|
(2.128)
|
| Risultato
de'esercizio di pertinenza di terzi |
-
|
3
|
2.76
|
| Utile (perdita)
nettod'esercizio |
(42.318)
|
5.234
|
(2.404)
|
Procediamo ora ad esaminare le singole voci che caratterizzano il conto
economico consolidato del Gruppo Ducati nei primi tre anni di
attività:
Il
valore della produzione del 1998 ammonta a Lire 493,3 miliardi, rispetto ai
413,3 miliardi del 1997. Si registra, così, un incremento di 80 miliardi pari al
19,4%. Tale aumento è da imputare principalmente:
All'incremento del volume di vendite di motocicli (aumento del 16%).
L'aumento delle vendite di motociclette ha fatto registrare i seguenti dati:
24.211 moto vendute nel 1997 e 28.011 moto vendute nel 1998. Il maggior numero
di motociclette vendute è dovuto principalmente ai seguenti fattori:
All'incremento del 45% fatto registrare dal sub-segmento delle Sport Naked (che
rappresenta il 44% della crescita in termini di fatturato) con l'introduzione
della Monster Dark.
All'incremento del 24% relativo alla categoria Super Sport (che
rappresenta il 41% di aumento in termini di fatturato), grazie all'introduzione
del modello 900Ssie.
all'incremento di vendite dei pezzi di ricambio e motori (aumento del
50%)
alla
fase iniziale di vendite di accessori sportivi ed abbigliamento tecnico per
corse.
Nell'esercizio 1998 le vendite di: motociclette, parti di ricambio e
motori, accessori sportivi ed abbigliamento tecnico per corse rappresentano
rispettivamente l'87%, 10% e 3% delle vendite nette. L'anno precedente le
percentuali erano, invece, le seguenti: 92%, 8%, 0% delle vendite
nette.
Relativamente al fatturato mondiale gli incrementi più cospicui delle
vendite sono stati fatti registrare dalla Francia (+60%), dagli Stati Uniti
(+40%) e dall'Italia (+36%).
Il
valore della produzione è stato negativamente influenzato nei primi due mesi
dell'anno in questione, dal calo di vendite verificatosi a causa della
risoluzione del rapporto col precedente importatore tedesco. A ciò ha fatto
seguito la creazione della Ducati Motor Deutschland G.m.b.H. Occorre poi
aggiungere i ritardi verificatisi nell'ottenimento delle necessarie
autorizzazioni da parte delle autorità francesi per la costituzione della Ducati
France S.A. Il confronto col 1997 è ulteriormente falsato dal processo di
ricostituzione delle scorte attuato da parte di imprenditori e concessionari (a
causa dei ritardi di produzione del 1996). E' da rilevare che il valore della
produzione comprende i dati facenti capo a Gio. Ca. Moto International S.r.l. (a
partire dal luglio 1997) e Ducati Japan K.K. (a partire dal 1998).
I
consumi di materie prime ammontano a Lire 223,9 miliardi nel 1998 rispetto a
190,7 miliardi del 1997. La maggiorazione è di 33,2 miliardi (17,4%) ed è da
imputarsi all'incremento delle vendite di motociclette. Come percentuale del
valore della produzione i consumi di materie prime nel 1998 sono diminuiti
rispetto al 1997 dal 46,1% al 45,4%. Tale variazione è dovuta principalmente
alla maggiore influenza delle vendite di parti, ricambi e motori che hanno
minori costi di materie prime.
Altri
costi operativi ammontano a Lire 119,8 miliardi nel 1998. L'aumento è pari al
31,6% se si considera che nel 1997 la stessa voce compariva per un valore di 91
miliardi. Raffrontando questa voce con il valore della produzione si nota che si
ha un incremento in termini percentuali. I dati 1997 fornivano un valore di
22,0%, mentre la percentuale di altri costi operativi rispetto al valore della
produzione sale ad un 24,3% nel 1998. Le cause sono da imputare all'aggravio di
costi dovuti alla mutata politica aziendale che vuole una Ducati direttamente
presente sui mercati attraverso le nuove filiali insediate nelle nazioni
strategicamente più interessanti.
Anche il
valore aggiunto ha fatto registrare una crescita passando da 131,6 miliardi del
1997 a 149,6 miliardi del 1998. Rapportato al valore della produzione il valore
aggiunto ammonta al 30,3% nel 1998 rispetto al 31,8 % del 1997. Ciò è da
imputarsi ad una rinnovata politica di acquisti che vede il Gruppo Ducati
rivolgersi a fornitori di più alta qualità ed alla maggiore vendita di modelli
Monster caratterizzati da un più basso margine di guadagno.
Il costo
del personale è anch'esso in aumento: 49,1 miliardi nel 1997; 57,2 nel 1998. I
motivi sono da ricercarsi nell'assunzione di nuovo personale (circa 300 unità)
avvenuta nell'ultimo biennio. Come percentuale del valore della produzione, il
costo del personale è leggermente diminuito dall'11,9% del 1997 al 11,6% del
1998 in conseguenza dell'aumento dei ricavi percentualmente superiore
all'aumento del costo del personale.
Il
margine operativo lordo ammonta a Lire 92,5 miliardi nel 1998, mentre il 1997 si
era concluso con un importo di 82,6 miliardi. In termini percentuali l'aumento
equivale al 12,0% circa. Come percentuale del valore della produzione il margine
operativo lordo è diminuito dal 20% del 1997 al 18,7% del 1998 principalmente
per le ragioni già indicate.
Il fondo
svalutazione crediti merita una menzione particolare visto e considerato le
precedenti controversie legali con alcuni degli importatori. L'importo di questo
fondo era nel 1998 di un miliardo con una diminuzione di 0,6 miliardi rispetto
al 1997.
Gli
accantonamenti ai fondi rischi ed oneri operativi ammonta per entrambe gli anni
a Lire 11,9 miliardi.
L'ammortamento delle immobilizzazioni materiali ed immateriali è iscritto
in bilancio per 37,1 miliardi nel 1998 ed ha subito un aumento di 4,8 miliardi
nel 1997 in conseguenza degli investimenti effettuati.
Il
risultato operativo è di 42,5 miliardi nel 1998, mentre il 1997 aveva fatto
segnare un valore di 36,6 miliardi. L'aumento di 5,9 miliardi si traduce nel
16,1% circa. Come percentuale del valore della produzione il risultato operativo
è leggermente diminuito dall'8,9% del 1997 al 8,6% del 1998.
Proventi
(oneri) finanziari netti incidono negativamente per 25,2 (= 31.496 - 5.262)
miliardi del 1998, rispetto ai 23,4 miliardi del 1997, con un aumento di Lire
1,8 miliardi (7,7% circa) . Come percentuale del valore della produzione gli
oneri finanziari netti sono diminuiti dal 5,7% del 1997 al 5,1% del
1998.
Le
imposte sul reddito che gravano sul Gruppo Ducati sono state pari ad 1,4
miliardi nel 1998, mentre l'anno precedente l'importo era di gran lunga
superiore: 4,1 miliardi di lire. Il motivo della diminuita tassazione è da
imputarsi alle perdite riportate a nuovo riconosciuto nel bilancio consolidato
per l'esercizio chiuso il 31/12/1998.
Utile
(perdita) netta: la perdita netta di pertinenza del Gruppo Ducati ammonta a 2,4
miliardi per l'esercizio 1998, rispetto ad un utile di 5,2 miliardi per
l'esercizio 1997.
L'analisi della situazione economica ha inizio prendendo in
considerazione il roe, o redditività del capitale proprio. Va comunque tenuto
presente che dei tre anni di attività del Gruppo Ducati, solo il 1997 è in grado
di fornire valori significativi essendo stato l'unico a concludersi con un
risultato netto d'esercizio positivo; infatti:
Utile
d'esercizio / Capitale proprio =5.234 /
141.926 = 0,037
Da ciò
ne consegue che le attività dell'azienda bolognese nell'anno 1997 rendevano il
3,7%, valore, di per sé non molto elevato, soprattutto se confrontato con
possibilità di investimento alternative.
Il tasso
di rendimento delle vendite (ros) non ha la portata generale del roe, esprimendo
la remuneratività dei ricavi di vendita, ma è comunque interessante da
analizzare. Nel 1997 la situazione era la seguente:
Reddito
operativo lordo della gest. caratteristica / ricavi netti di vendita
=32.417 /
379.035 = 0.086
L'anno
successivo il valore era pari a:
Reddito
operativo lordo della gest. caratteristica / ricavi netti di vendita
=41.337 /
465.098 = 0,089
Il dato
appena riportato è tutt'altro che trascurabile proprio perché fornisce il
rendimento della gestione caratteristica. La sola attività di produzione di
motocicli (ed in misura minore la commercializzazione di accessori ed
abbigliamento) rende al Gruppo Ducati quasi il 9%, con un trend in crescita
rispetto all'anno precedente. Sono, allora, i dati di bilancio inerenti la
gestione non caratteristica (quella finanziaria e straordinaria) che incidono
negativamente sul risultato finale. Le cifre sono confortanti se si considera
che la gestione caratteristica, fulcro dell'attività Ducati, gode di buona
salute. Sforzi futuri andranno, concentrati per migliorare la gestione
finanziaria principale responsabile, assieme ad eventi negativi straordinari,
della scarsa performance globale del Gruppo.
Ultimo
indice significativo per una completa analisi della situazione economica è il
roi, che misura il rendimento del capitale investito (proprio e di terzi)
nell'attività tipica aziendale:
nel
1997:
Reddito
operativo lordo della gestione caratteristica / Totale impieghi =32.417 /
631.070 = 0,051
nel
1998
Reddito
operativo lordi della gestione caratteristica / Totale impieghi =41.377 /
604.107 = 0,068
Anche in
questo caso dalla comparazione degli ultimi due anni di attività risulta un
andamento in salita attestandosi per il 1998 vicino alla soglia di rendimento
del 7%.
A
livello generale, nel 1998 la vendita di motociclette ha rappresentato l'87% dei
ricavi del Gruppo Ducati. La percentuale rimanente è frutto degli introiti
derivanti dalla vendita di accessori, ricambi, merchandising e licenze sul
marchio (inseriti seguendo la strategia di rilancio dell'azienda).
I prezzi
di vendita delle moto Ducati abbracciano un'ampia gamma: si parte dai 12.5
milioni di Lire per il Monster Dark, fino ad arrivare ai 44 milioni
dell'edizione limitata della 996 SPS. Tutte le moto prodotte negli stabilimenti
di Borgo Panigale sono coperte da una garanzia di 2 anni. Stime recenti fanno
ammontare a 9,2 miliardi le spese sostenute dall'azienda al fine di sostituire
componenti in garanzia. Rapportati ai ricavi complessivi di vendita inerenti il
reparto motociclistico, essi rappresentano una percentuale del 2%. Fattore da
non trascurare è sicuramente quello della svalutazione dell'usato. Da un esame
delle quotazioni, così come riportato dalle riviste specializzate, si osserva
che le moto Ducati mantengono, mediamente, un prezzo di vendita superiore a
quello di modelli analoghi appartenenti a Case concorrenti.
Osservando l'andamento delle vendite si osserva che le motociclette del
Gruppo Ducati sono vendute in più di 40 paesi al mondo. I mercati più proficui
sono quello nord americano e quello europeo. Dalla somma di questi due mercati
si ottiene il 90% del fatturato. I maggiori ricavi si hanno in Italia con il
27%, e negli USA con il 21%. Recentemente la Ducati è diventata distributore
diretto in paesi ritenuti strategicamente importanti quali: Francia, Giappone e
Germania.
Dal
settembre 1996, successivamente all'acquisizione dello storico marchio
bolognese, la Ducati ha attuato una strategia di rilancio volta a potenziare la
capacità produttiva e distributiva del Gruppo. Esaminiamo in dettaglio alcune
delle manovre che hanno consentito le attuali performance:
pagamento integrale dei debiti nei confronti dei fornitori (e la
conseguente ripresa delle forniture da parte degli stessi).
aumento
degli investimenti in capitale circolante con lo scopo di aumentare la
produzione ed incrementare le potenzialità del dipartimento ricerca e sviluppo.
costituzione di un nuovo management team.
assunzione di nuovo personale (300 unità).
ricostruzione della funzione commerciale, di vendita, di marketing e del
settore di pubbliche relazioni.
rilancio
dell'immagine Ducati e rinnovamento del marchio.
riordino
ed ottimizzazione del reparto assemblaggio.
introduzione di un sistema di controllo della qualità.
assunzione del controllo diretto della distribuzione in determinati
mercati chiave.
Il
beneficio conseguente a tale mole di migliorie non si è fatto attendere: per
l'anno 1997 l'incremento delle immatricolazioni ha fatto registrale un
sostanziale +45%. Per l'anno 1998 l'andamento è stato pressoché
analogo.
E'
d'uopo fare una precisazione: le stime appena fatte si riferiscono non alle
unità effettivamente vendute, ma al più sicuro parametro delle immatricolazioni.
Si tenga presente che Ducati, non facendo vendita diretta al pubblico, si
appoggia ai concessionari per quello che riguarda l'Italia, ed agli importatori
per l'estero. Il dato delle immatricolazioni prescinde, quindi, dalle possibili
scorte di magazzino che potrebbero formarsi da rivenditori o importatori di
motocicli italiani ed esteri.
Per
quello che riguarda i valori di vendita all'estero, il seguente schema illustra,
in ordine crescente, l'andamento delle vendite nei principali mercati mondiali
nell'anno 1998.
| Nazione: |
1996*
|
1997
|
1998
|
| Italia |
50.427
|
89.487
|
123.534
|
| Stati
Uniti |
40.606
|
68.913
|
96.951
|
| Germania |
18.424
|
55.743
|
61.313
|
| Regno
Unito |
19.015
|
50.290
|
42.043
|
| Francia |
23.999
|
22.728
|
37.063
|
| Resto del
mondo |
51.472
|
91.874
|
104.194
|
| Totale |
465.098
|
379.035
|
203.943
|
Risulta
subito evidente che, fatta eccezione per il mercato italiano, gli Stati Uniti
rappresentano il mercato estero più redditizio con un fatturato, in termini di
moto vendute, pari a 96.951 milioni di lire. Segue il mercato tedesco con 61.313
milioni di Lire.
Poiché
il Gruppo Ducati fa delle esportazioni uno dei suoi punti di forza, è importante
sottolineare i rischi connessi alle attività con l'estero. Primo fra tutti è il
possibile cambiamento delle normative nell'ambito del codice della strada,
seguono difficoltà inerenti le norme doganali e fiscali, il rischio di
oscillazione dei tassi di cambio Euro-Dollaro o Euro-Sterlina, l'instabilità
economica e sociale, in ultimo l'inflazione.
2.7 Il personale dipendente.
La
tabella di seguito riportata mostra l'evoluzione del numero dei dipendenti
presenti in Ducati e le relative occupazioni:
Evoluzione del personale dipendente 1996-98
| Evoluzione
del personale dipendente 1996-98 |
1996 |
1997 |
1998 |
| Dirigenti |
9 |
16 |
28 |
| Equiparati |
10 |
22 |
23 |
| Impiegati |
142 |
195 |
293 |
| Operai |
492 |
546 |
588 |
| TOTALE: |
653 |
779 |
932 |
I dati
esposti rendono una idea del vasto programma di rilancio in atto all'interno
dello stabilimento. Nel 1996 i dipendenti presenti in fabbrica erano 637. Al
termine del 1998 il numero dei dipendenti ammontava a 932 con un saldo,
costituito dalle nuove assunzioni, di circa 300 dipendenti. L'esame degli
attuali occupati mostra che 851 fanno parte della Ducati Motor S.p.A., di
questi, 495 dipendenti sono impiegati direttamente nella produzione, mentre i
rimanenti appartengono agli uffici di ricerca e sviluppo, commerciali e
finanziari. Su 932 dipendenti, la stragrande maggioranza, 866, lavorano
stabilmente in Italia.
In base
ai dati raccolti è possibile proporre alcuni significativi indici che possano
dare un'idea generale per quello che riguarda la situazione del fattore umano
all'interno degli stabilimenti. Anche qui verrà effettuata una comparazione
prendendo in esame i dati risultanti da conto economico negli anni 1997 e
1998.
Il
fatturato medio pro-capite dei dipendenti Ducati risulta essere:
Ricavi
netti di vendita / Numero dei dipendenti =
379.035.000.000 / 779 = 486.566.110 nel 1997
465.098.000.000 / 932 = 499.032.188 per il 1998
Il
calcolo del valore aggiunto per addetto ammontava a:
Valore
aggiunto / Numero dei dipendenti =
131.616.000.000 / 779 = 168.955.070 nel 1997
149.656.000.000 / 932 = 160.575.107 per il 1998
a fronte
di un costo medio per dipendente di:
Costi
del personale dipendente / Numero dei dipendenti =
49.066.000.000 / 779 = 62.985.879 nel 1997
57.164.000.000 / 932 = 61.334.000 per l'anno 1998
L'esame
dei dati riportati evidenzia una situazione di generale miglioramento ad
eccezione del valore aggiunto pro-capite che ha visto una flessione
approssimativa del 5%.
2.8 Il marchio "DUCATI" nel mondo.
Il
marchio di un'azienda è qualcosa di più del semplice "stile": è il mezzo con il
quale l'azienda trasmette il proprio messaggio al mercato.
Il
Gruppo Ducati è titolare del marchio "Ducati" e di altri marchi associati (oltre
500) alle motociclette che essa produce. Nelle passate stagioni il logo aveva
subito più di una modificazione a causa dei diversi passaggi di proprietà cui
era stata oggetto l'impresa. Col programma di ristrutturazione volto a creare
un'immagine coordinata a livello mondiale (varato a partire dal 1996), è stato
unificato il logo, ma anche gli standard grafici, nonché i vari materiali di
marketing e promozionali. Era importante che il marchio della nuova azienda si
distinguesse da quello della precedente gestione e fosse in grado di
trasmettere, anche visivamente, una idea di potenza e di solidità. Si cercava un
marchio moderno che, però, affondasse le sue radici nell'antica tradizione della
Casa bolognese. Per realizzare questa modificazione grafica, la Ducati si è
rivolta al designer Massimo Vignelli il quale ha operato miscelando alcuni
elementi presenti sulle precedenti moto. Il nuovo simbolo che è entrato in uso a
partire dalla gamma prodotti 1998 è rappresentato da una ruota in corsa che
evoca una "D" dinamica. Contemporaneamente, la comparsa del nuovo marchio è
stata affiancata da una mentalità minimalista capace di ridurre all'essenziale
gli elementi grafici sulle moto, per aumentarne lo stile e l'eleganza. Il nuovo
marchio Ducati compare solo sulla carenatura o sul serbatoio, mentre il nome del
modello è riportato sulla parte posteriore.
Il
marchio Ducati è registrato in tutti i paesi aderenti all'Accordo di Madrid. La
registrazione non concerne solamente la classe "motori e veicoli", ma riguarda
altre categorie merceologiche: "occhiali e caschi", "abbigliamento", "profumi",
"orologi e strumenti cronometrici".
Grazie
al crescente apprezzamento del marchio Ducati da parte del pubblico di
appassionati, è stato dato avvio ad un programma di sfruttamento dell'alto
valore raggiunto dallo stesso. Per prima cosa è stata attuata una strategia di
espansione mirata della propria offerta di prodotti in maniera tale da
includere, oltre alle motociclette, altri prodotti direttamente collegati al
mondo delle due ruote. In più, si è proceduto alla costituzione di una
joint-venture con Gio. Ca. Moto International. Si tratta di una azienda
specializzata nella commercializzazione di accessori specifici Ducati con sede a
Calderara di Reno, a pochi chilometri dallo stabilimento di Borgo Panigale.
Questa linea comprende sia la componentistica destinata al miglioramento delle
prestazioni sportive dei motocicli (pistoni, bielle ed altre parti meccaniche
alleggerite), sia una serie di prodotti atti a personalizzare dal punto di vista
estetico i modelli Ducati (serbatoi aerografati, componenti in fibra di
carbonio, ecc.). L'accessoristica Gio. Ca. Moto International è attualmente
commercializzata con il marchio registrato: "Ducati Performance".
Sotto il
profilo dell'abbigliamento si registra la nascita del rapporto di collaborazione
con la Dainese (leader mondiale nella produzione di tute in pelle, giubbotti,
stivaletti di uso motociclistico) che ha originato la linea contraddistinta dal
marchio Ducati-Dainese.
Fanno
anche parte del merchandising Ducati la linea di magliette, cappellini e felpe,
nonché la concessione delle livree caratteristiche a multinazionali del
giocattolo (Mattel, Majorette, ecc.).
Nel
campo dei computers la Ducati Corse S.r.l. ha collaborato attivamente alla
creazione del videogioco riproducente il Campionato Mondiale Superbike che verrà
commercializzato inserendo anche il logo dell'azienda bolognese. Grazie al
contributo dei tecnici Ducati sono stati forniti i dati necessari ad impostare i
parametri di simulazione video per rendere maggiormente realistico il
gioco.
All'atto
della stipulazione del secondo contratto di finanziamento, la Ducati ha concesso
in pegno, a garanzia delle obbligazioni assunte, tutti i suoi marchi.
Il
Gruppo è titolare di due brevetti per invenzioni industriali inerenti
dispositivi elettrici e meccanici di comando e controllo.
2.9 Imprese controllate:
Gio. Ca. Moto International
S.r.l., Ducati France S.A., Ducati Motor Deutschland G.m.b.H., Ducati Japan
K.K., Ducati Motor S.p.A.
Passiamo
ad elencare, una ad una, le imprese che sono soggette al controllo di Ducati
Motor Holding S.p.A., precisando che fra queste e la controllante vi è un
rapporto di prestazioni di servizi e direzione strategica. Lo schema seguente
servirà a chiarire meglio i rapporti fra le varie società del gruppo.
Gio. Ca.
Moto International S.r.l.
La
formazione di questa società risale all'anno 1997. Si tratta di una società a
responsabilità limitata con sede legale in Sondrio e Capitale sociale pari a
Lire 800.000.000 interamente versato. La partecipazione di Ducati Motor Holding
S.p.A. a Gio.Ca. Moto International S.r.l. è nell'ordine dei 400.000.000 di
lire, pari al 50% del capitale sociale. Un patto con l'unico altro socio Jarido
B.V. (impresa di diritto olandese non facente parte del Gruppo Ducati né
controllata dagli azionisti della Ducati Motor Holding S.p.A.) fa si che a tutti
gli effetti Ducati Motor Holding S.p.A. abbia il pieno controllo di questa
società.
Entrando
più nel dettaglio si chiarisce che la Società esercita il controllo sulla Gio.
Ca. Moto attraverso un accordo ai sensi del quale una quota pari all'1% del
capitale, di proprietà dell'altro socio Jarido B.V., è stata intestata ad una
società fiduciaria, la quale esercita il relativo diritto di voto esclusivamente
in conformità alle istruzioni impartite dalla Ducati Motor Holding S.p.A. I
bilanci degli ultimi due anni, sotto la gestione dell'amministratore delegato
Daniele Casolari, hanno fatto registrare utili d'esercizio pari a 5.817.613 per
il 1997 e 638.127.297 per il 31/12/1998. Da ciò ne risulta un capitale netto di
1.444 milioni. La Gio. Ca. Moto International S.r.l. dal 1997 sviluppa e
commercializza la gamma di parti e accessori specializzati Ducati
Performance.
Ducati
France S.A.
La
Ducati France S.A. ha sede in Parigi, rue de la Pèpinere. Il capitale sociale
ammonta a Lire 1.176 milioni (interamente versato) e rappresenta il 99,9% del
capitale sociale (1.181). La sua nascita è recente ed è volta a rimpiazzare il
precedente importatore francese col quale è cessato ogni rapporto a causa di
controversie giudiziarie. Il primo anno di funzionamento, il 1998, si è concluso
con una perdita di Lire 2.480 milioni dovuta alle inevitabili operazioni di
avviamento ed a ritardi, imputabili all'apparato burocratico francese, nella
concessione delle licenze necessarie ad avviare l'attività.
Ducati
Deutschland G.m.b.H.
La sua
costituzione risale al 1998 in coincidenza con la rottura dei rapporti con
l'importatore tedesco. Il capitale sociale di questa controllata è di importo
pari a Lire 492.590.000 e risulta interamente versato. La partecipazione di
Ducati Motor Holding S.p.A. è totalitaria. I dati relativi all'anno 1998 fanno
rilevare un utile pari a 892.321.170 lire. In base alle statistiche di vendita
all'estero nell'anno 1998, il mercato tedesco risulta essere secondo, come unità
vendute, preceduto solamente dagli Stati Uniti d'America. Rapportando, però, il
numero di unità vendute alla popolazione, la Germania scavalca gli U.S.A. Da qui
la necessità di seguire direttamente l'andamento del mercato, eliminando
l'anello di congiunzione costituito dall'importatore e ponendo una propria
filiale nella città di Francoforte.
Ducati
Japan K.K.
La
Ducati Japan nasce nel 1998 a Tokyo, con sede in 728-1 Utsukimachi. Il suo
Capitale sociale è di 256.020.000 e risulta interamente versato da Ducati Motor
Holding S.p.A. che detiene la totalità del pacchetto azionario. La perdita
d'esercizio al 31 dicembre 1998 è stata pari a 417.134.095. La rilevanza
strategica di questa filiale è notevole, si tratta di un punto di contatto con
il mercato giapponese dove hanno sede i principali concorrenti di Ducati Motor
S.p.A. quali Honda, Suzuki, Kawasaky e Yamaha.
Ducati
Motor S.p.A.
La
Ducati Motor S.p.A. verrà trattata più nel dettaglio nel corso del capitolo
successivo.
CAPITOLO UNO: storia della Ducati
CAPITOLO DUE: il Gruppo Ducati
CAPITOLO TRE: Ducati Motor S.p.A
CAPITOLO QUATTRO: Ducati Corse
CAPITOLO CINQUE: il mercato della moto in Italia
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Capitolo 1.2 - 1.4
( 1 articoli )
CAPITOLO UNO
Storia della Ducati
1.2 Dal passaggio di gestione ai primi anni '80
Quando
avvenne il cambio di amministrazione Ducati-Veroi, la situazione aziendale della
Ducati era la seguente: il capitale sociale ammontava a 1,5 miliardi, 4,6
miliardi di Lire era il valore iscritto in attivo contro 2,9 miliardi di
passivo. L'ammontare dei rapporti debitori era di Lire 523.279.483. Tutti i
finanziamenti concessi erano garantiti da ipoteca sui beni della
società.
Gli
operai impiegati erano 4300 e la produzione era dislocata in 10 impianti
produttivi siti prevalentemente nel nord della penisola. Le ordinazioni ancora
da evadere erano pari a 2,5 miliardi, equivalenti a circa un anno di
ininterrotta produzione.
Con la
"nuova gestione" la Ducati si presentava così suddivisa:
Settore
meccanico: attrezzato per la produzione di micromotori (Cucciolo) di moto
leggere, dello scooter Cruiser ad avviamento elettrico.
Settore
radio elettronico, per la produzione di tutti i tipi di condensatori, apparecchi
radioricezione e radiotelecomunicazione.
Settore
ottico, per la produzione di proiettori cinematografici a passo ridotto,
macchine fotografiche (Microcamera), binocoli marini, lenti ed
obiettivi.
La
produzione Ducati si divise principalmente nei due stabilimenti di Bologna e
Milano. Nel primo si produceva il Cucciolo (di cui si dirà più avanti), i
condensatori, la microcamera fotografica ed il proiettore cinematografico. Nel
secondo erano prodotti gli apparecchi radioricevitori, apparecchi "Dufono",
amplificatori, altoparlanti. Gli altri stabilimenti minori producevano
rispettivamente: a Cavalese, fabbricazione di lenti oftalmiche, a Pianezza,
fabbricazione di calibri ed utensili, a Vicenza, fabbricazione di mozzi per
ciclomotori e a Bazzano produzione di dinamo per biciclette.
Con la
nuova amministrazione vennero subito attuati dei cambiamenti. La linea di azione
deliberata verteva su quattro punti principali:
Riduzione della struttura industriale al fine di concentrare il più
possibile la produzione. A tal proposito vi fu la chiusura degli stabilimenti
distaccati, ad eccezione di quello milanese. Essi comportavano un notevole
dispendio di energie principalmente dovuto alla loro lontananza con lo
stabilimento madre.
Eliminazione di maestranze e di quadri esuberanti. La realizzazione di
tale punto si concretizzò, non facilmente, con l'eliminazione di un migliaio di
operai che permisero economie di circa cinquecento milioni di Lire
annui.
Impostazione di un riveduto programma tecnico, più adeguato alle esigenze
dei mercati: vennero eliminati dalla produzione quei prodotti che risultavano
essere meno commerciabili.
Riallacciamento delle relazioni internazionali e rifacimento
dell'organizzazione vendite. La fama Ducati all'estero aveva subito
un'incrinatura a causa dei problemi interni che avevano dato origine ad un
rallentamento nella fornitura di prodotti ai mercati esteri. A ciò si aggiunsero
anche problemi d'immagine dovuti alla sottomissione dell'amministrazione
controllata. Unica via d'uscita a questa situazione fu un ingente investimento
in propaganda e pubblicità, nonché viaggi commerciali all'estero per ristabilire
i rapporti.
Le
intenzioni del FIM erano quelle di chiudere il reparto ottico dell'azienda.
Nell'estate 1953 il FIM pretende di licenziare 900 dipendenti, ma vi è una
decisa opposizione delle maestranze interessate. La reazione degli operai fu
quella di occupare gli stabilimenti ed in conseguenza di ciò, la direzione
ordinò la sospensione dell'attività produttiva.
Le
trattative fra direzione ed operai si protrassero per parecchi mesi fino a
quando si arrivò ad approvare la decisione di scindere in due la produzione
della Ducati, da una parte le costruzioni elettrotecniche e dall'altra quelle
meccaniche, mentre la divisione ottica aveva cessato di esistere.
Nacquero, dunque, in data 28 ottobre 1953, due nuove società per azioni:
Ducati
Elettrotecnica S.p.A.
Ducati
Meccanica S.p.A..
La prima
società Ducati, quella costituita nel 1926, venne messa in
liquidazione.
Il 31
dicembre 1959 vi fu lo scioglimento del FIM e le partecipazioni Ducati da esso
possedute vennero cedute in comodato alla Finanziaria Ernesto Breda (EFIM) che
mise subito in vendita lo stabilimento elettrotecnico. L'acquirente fu la
società MAIL di Milano assieme alla francese CSF (Compagnie Sans Fils). La
Ducati venne così divisa in due tronconi: la Ducati Meccanica S.p.A. e la Ducati
Elettrotecnica Microfarad S.p.A.
Da
questo momento in poi la storia della Ducati si può suddividere rispettivamente
nella storia dei due rami in cui venne separata.
La
Ducati Meccanica proseguiva la strada, iniziata col Cucciolo, con la produzione
di ciclomotori e motocicli. A tal scopo venne assunto nel 1954 l'ing. Fabio
Taglioni proveniente dalla Mondial. Diverrà il capo progettista di tutti i
motori da corsa (dai quali sono poi derivati un gran numero di motori di serie)
prodotti a Borgo Panigale fino ai primi anni '80. Nel 1959 la Ducati era la
regina incontrastata delle competizioni mondiali.
Nel 1958
l'ing. Taglioni progettò il famoso motore "desmodromico" che sfruttava una
doppia camma comandata meccanicamente per gestire l'apertura e la chiusura delle
valvole motore (le prime prove di questo tipo di motore vengono attribuite
all'inglese Arnott, nel 1910). Con esso si migliorava l'erogazione della potenza
e si riducevano le rotture delle parti meccaniche in movimento. La
commercializzazione del nuovo propulsore ebbe inizio a partire dagli anni '60 e
costituirà, per il futuro, l'emblema della produzione motoristica di Borgo
Panigale.
Nel 1960
fu sospesa ogni partecipazione alle corse perché Breda ed Isotta Fraschini
riorientarono la Ducati alla produzione di motori diesel, motori marini e gruppi
elettrogeni, mentre le moto passarono in secondo piano. Sempre in quell'anno
venne costruito un nuovo stabilimento di oltre diecimila metri quadrati, da
adibire ad officina.
Gli anni
'60 furono caratterizzati da una crisi del settore particolarmente accentuata.
Le motivazioni a cui ricollegarsi sono, grossomodo, le seguenti:
Aumento
del benessere della popolazione. Gli italiani erano sempre più tentati ad
acquistare l'automobile utilitaria, anche usata, ormai accessibile grazie
all'aumento delle loro finanze personali.
Varo del
nuovo codice stradale che, fra le altre cose, imponeva restrizioni all'uso dei
motocicli come: il divieto di trasportare un passeggero sui ciclomotori,
l'obbligo della patente e limiti di età per la guida di veicoli
targati.
Manovre
di politica economica volte al contenimento dei consumi: restrizione delle
vendite rateali.
Ne
scaturì una pesante contrazione delle vendite che nel decennio 1960-70 ebbero un
crollo quantificabile intorno al 68%.
Negli
anni '70 vi è l'ondata di moto giapponesi che progressivamente avrebbero invaso
il mercato italiano. Capostipite di questa vera e propria offensiva era la Honda
con il modello 750 Four, presentata alla Fiera di Milano nel 1969. Si trattava
di una moto con caratteristiche decisamente innovative per quell'epoca.
L'invasione non riguardò solo l'Italia, ma tutta l'Europa. Numerose furono le
aziende costrette a capitolare sotto "l'onda d'urto" nipponica.
La
Ducati, dal canto suo, iniziò nel 1968 la produzione di un motore bicilindrico a
V 90° che resterà in produzione fino ai nostri giorni.
Agli
inizi del 1970 fece il suo esordio, nei cataloghi della Ducati, il modello
Scrambler che incontrò in Italia ed all'estero un grande favore di pubblico
grazie alle sue linee originali e vagamente americaneggianti. Esso fu proposto
in tre tipi di motorizzazioni: 250, 350 e 450.
Alla
fine del decennio era scontro aperto fra gli unici due schieramenti rimasti in
lizza nel mercato della moto: italiani e giapponesi.
Dalla
metà degli anni settanta la produzione Ducati iniziò ad orientarsi sulle grosse
cilindrate (600 cc ed oltre) specializzandosi nella produzione di supersportive
caratterizzate da designer di fama indiscussa come Giugiaro. La Ducati meccanica
pur attraversando momenti di grave deficit finanziario, si ritagliò una certa
quota di mercato sia nazionale che estera, conservando la sua vocazione sportiva
e mantenendo una costante presenza a livello agonistico sia in Italia che
all'estero. Va menzionata anche la diversificazione in motori marini entrobordo
e fuoribordo nonché la produzione di motori industriali e diesel.
In linea
generale, negli anni 70 la crisi del comparto motociclistico non accenna a
diminuire, è l'automobile la nuova passione dei giovani. La Ducati meccanica,
dopo una serie di passaggi ministeriali passò nelle mani della VM del gruppo
Finmeccanica IRI.
Sotto la
gestione di Romano Prodi, l'IRI nel 1983 cedette la Ducati Meccanica ai fratelli
Castiglioni di Varese, già proprietari della Cagiva S.p.A. Essi accentrarono in
Bologna anche la direzione commerciale della loro azienda, facendo del capoluogo
emiliano uno dei più grossi centri europei del settore
motociclistico.
Sull'altro fronte, la Ducati Elettrotecnica era diretta, all'epoca della
sua nascita dall'ing. Valerio Bochi, di nomina FIM. Essa continuò la produzione
di condensatori, impianti radiofonici ed interfonici, proiettori e radioapparati
vari. Nel 1960 si ebbe il passaggio alla Fianziaria Breda, che nel giro di poco
tempo decise di vendere il pacchetto azionario al gruppo francese CSF, con sede
a Parigi. La direzione fu assunta dall'ing. Antonio Guglielmi, il quale decise
massicci investimenti per incrementare il reparto tecnico produttivo e
commerciale. Alla fine degli anni sessanta la Ducati Elettrotecnica possedeva
3000 dipendenti all'attivo e la sua produzione si era estesa ai magneti volano
per motocicli, nonché gli alternatori per motori di autoveicoli e motocicli,
ricetrasmettitori e tuner (componenti per la ricerca di emittenti negli
apparecchi televisivi).
Nel 1966
vi fu l'assorbimento della Microfarad di Milano e la conseguente nuova
denominazione sociale: Ducati Elettrotecnica Microfarad. Sempre in quel periodo
la francese CSF viene acquistata dalla Tomhson, che ne assunse la direzione. E'
in questo periodo che iniziano importanti accordi commerciali con la Russia per
la fornitura di condensatori elettrolitici ed a rifasamento. Con l'inizio degli
anni '70 si ebbero i primi focolai di contestazione operaia che minacciarono
gravemente la stabilità produttiva. A ciò si aggiunse l'invasione dei prodotti
del sud est asiatico e la crisi energetica del 1974 che portò l'inflazione a
livelli esorbitanti. Nel 1975 la CSF mise in liquidazione la Ducati
Elettrotecnica e ne chiese l'amministrazione controllata. Il Ministro delle
Partecipazioni statali Donat Cattin affidò alla Zanussi di Pordenone l'acquisto
della Ducati. Fu così che venne eliminato il nome Microfarad per ritornare
all'originaria denominazione ed in più vi fu l'incorporazione della Procond di
Longherone, anch'essa dedita alla produzione di condensatori. Nel 1979 la Ducati
Elettrotecnica S.p.A. attuava la produzione in tre stabilimenti: Bologna
Longarone e Pontinia (Latina). Essa era strutturata al suo interno in tre
divisioni: Divisione Componenti, per la produzione di condensatori; Divisione
Elettronica, per la produzione di radio apparati, infine, Divisione
Elettromeccanica che curava la produzione di impianti di accensione.
All'inizio degli anni '80 vi fu la crisi della Zanussi, che venne
rilevata dalla svedese Elettrolux, la quale, però, non era interessata
all'acquisto del pacchetto Ducati. Per poter vendere la fabbrica si attuò una
seconda divisone. Nel 1984 nascono a Pordenone due nuove società dalla
precedente Ducati Elettrotecnica:
Ducati
Energia S.p.A. comprendente la ex Ducati Elettrotecnica, con esclusione del
Reparto Radio. Acquirenti della Ducati Energia furono i membri della Società
Finanziaria FGF, capitanati da Giuseppe Gazzoni Frascara. L'amministrazione
delegato fu ed è tuttora Guidalberto Guidi.
Ducati
Radiotelecomunicazioni S.p.A. che curava la parte radio, impegnata in importanti
ordinazioni di impianti governativi non prorogabili. Acquirente di questo
secondo ramo fu la Novel di Pero, nei pressi di Milano, specializzata nello
stesso campo. Qui venne trasferita la società.
1.3 Ducati Cucciolo, l'inizio di un mito.
La
nascita del Cucciolo fu particolarmente avventurosa. Durante la Seconda Guerra
Mondiale viveva a Torino l'Avvocato e scrittore Aldo Farinelli, collaboratore
della nota ditta S.I.A.T.A. (Società Italiana Applicazioni Tecniche
Auto-Aviatorie). Subito dopo l'armistizio del 1943 l'Avv. Farinelli iniziò in
segreto e contro le direttive del Governo (la guerra era ancora in corso) il
progetto di un motore ausiliario di piccola cilindrata, da applicare senza
particolari trasformazioni al telaio di una comune bicicletta. Egli aveva
infatti compreso la necessità di un mezzo di trasporto piccolo, semplice ed
affidabile, adatto a soddisfare il bisogno di mobilità che si sarebbe creato al
termine del conflitto. Le difficilissime condizioni economiche non avrebbero
permesso a molti l'acquisto di un mezzo più costoso, non solo per il prezzo, ma
per la difficoltà di procurarsi il carburante: obiettivo essenziale era perciò
garantire il minimo consumo possibile. Tale caratteristica poteva essere
raggiunta solo da un piccolo motore a quattro tempi, capace di adattarsi a
svariati tipi di combustibile grazie ad un basso rapporto di compressione
(Rispetto alla concorrenza il Cucciolo era più potente e consumava pochissimo:
100 km con un litro in condizioni ideali).
Altre
caratteristiche di questo propulsore erano: il raffreddamento ad aria della
testata, il blocco motore in lega leggera Silumin, che permetteva all'unità
motrice di non superare i sette kg di peso. La cilindrata era di 48 cc ed i
cavalli erogati erano 1,5, gestibili al meglio per mezzo di un cambio a due
rapporti. Dopo aver raccolto materiali sufficienti a costruire il primo
esemplare del micromotore, nel 1944 l'Avv. Farinelli collaudava il prototipo del
Cucciolo sulle strade di Torino.
Trascorsi i primi mesi di commercializzazione del modello T1, fu subito
evidente, visto l'elevato numero di richieste, che la SIATA, in sé considerata,
non sarebbe riuscita a far fronte alla crescente domanda. É a questo punto che
entrò in scena la Ducati di Bologna. Pagate le dovute royalty alla ditta
torinese, apportò alcune modifiche al modello (che ora aveva la sigla "T2") ed
iniziò la produzione su larga scala.
Il
"bicimotore" (così venne in seguito ribattezzato) Cucciolo fu il primo prodotto
Ducati uscito dagli stabilimenti al termine della guerra. Esso rappresenta il
capostipite di tutta la produzione motociclistica successiva. Il Cucciolo
costituì un'innovazione nel campo del motociclismo, mai nessuno prima di allora
aveva avuto la geniale intuizione di abbinare un propulsore ad una bicicletta.
L'impennata di vendite era da imputare alle sue caratteristiche di semplicità,
duttilità ed estrema leggerezza. I dati possono chiarire meglio l'entità di
questo successo: alla fine del 1946 i propulsori circolanti in Italia erano
all'incirca 15.000 (senza contare le unità vendute all'estero). Nel 1949 i dati
facevano registrare 60.000 unità vendute. In conseguenza di ciò iniziarono a
fare la loro comparsa alcuni concorrenti imitatori come la Garelli con il suo
"Mosquito". Nonostante l'offensiva degli avversari, la Ducati manteneva elevati
i suoi ritmi di produzione tanto è vero che le statistiche del reparto
produttivo facevano ammontare a 200.000 le unità prodotte e vendute in tutto il
mondo. Giornalmente si arrivarono a produrre 245 esemplari con una media di uno
ogni due minuti. Nel 1947 si decise per l'esportazione in USA. Grazie alle
vendite di questo propulsore, la Ducati riuscì a risollevare le sue sorti
seriamente compromesse dalla guerra e dalle crisi finanziaria che seguì. Il
Cucciolo fu accompagnato da una campagna pubblicitaria piuttosto insolita. Per
rendere più familiare questo motore, si decise di scrivere una canzone che
avesse ad oggetto il Cucciolo. Fu così che il Maestro Oliviero compose: "Ti
porterò sul Cucciolo", gradevole motivetto che divenne ben presto famoso in
tutta Italia. Altra importante promozione per il 48 cc. di casa Ducati furono le
competizioni. Nel 1948 vinse il primo G.P. Città di Milano. Sempre in quell'anno
per il Cucciolo è alla conquista del record mondiale di durata su pista a Buenos
Aires; dopo 36 ore di gara, il motore Ducati si trovava solo ed incontrastato
vincitore della competizione. In data 7 agosto '48 Tironi Giancarlo percorre
1500 km in sella ad un Cucciolo sovraccaricato di 140 kg di bagaglio per
affrontare le cinque settimane di viaggio.
Il
Cucciolo, alla guida dell'entusiasta Ugo Tamarozzi e di altri bravi piloti, tra
cui Glauco Zitelli ed Alberto Farné, riuscì a stabilire un'incredibile serie di
record mondiali (27) sulla distanza per la categoria 50 cc.
Al
Cucciolo 50 cc. seguì, nel 1952, la versione di 60 centimetri cubici, che
costituiva la prima moto leggera Ducati. Ad essa si abbinò la produzione di un
telaio ammortizzato. Altri costruttori, tra cui la famosa Aero Caproni (su
progetto dell'Ing. Capellino), realizzarono telai molleggiati più evoluti
predisposti per il montaggio del motore Cucciolo. Lo stesso motore, inoltre, fu
impiegato come fuoribordo per piccole imbarcazioni e si progettò di utilizzarlo
anche per un motocarro con una portata di 200 Kg. Le evoluzioni di questo
modello continuarono fino al 1952.
1.4 Storia recente, modifiche dell'assetto societario negli ultimi venti
anni.
Nonostante la capacità di innovazione tecnologica e le vittorie nelle
competizioni sportive, 1'azienda Ducati attraversò un periodo di declino nel
corso dei primi anni '80, principalmente a causa della decisione di
diversificare la produzione nel settore non motociclistico, orientandola
prevalentemente verso i motori diesel di piccola cilindrata.
La
Ducati Meccanica che dal 1970 faceva parte della Finmeccanica (IRI) aveva una
produzione nel 1982 di soli 7.800 motocicli, contro una capacità produttiva di
9.000 ed una previsione di produzione per il 1983 di sole 6.000 unità.. Dal lato
finanziario le cose non andavano meglio: il deficit faceva sentire il suo
peso.
Nel
1985, il Gruppo Cagiva acquista 1'azienda ed il marchio Ducati. Sotto la
gestione Cagiva, 1'azienda Ducati operava tramite un impianto produttivo
separato ed un'autonoma divisione di ricerca e sviluppo, mentre condivideva la
progettazione, la gestione finanziaria, il marketing, la rete di vendita e i
sistemi informativi di gestione. Il Gruppo Cagiva contribuì a rafforzare il
marchio Ducati rivolgendo 1'azienda verso la tradizionale attività di produzione
di motociclette da corsa ad alte prestazioni e fu in grado di aumentare in
misura rilevante il volume annuale delle vendite.
Il
contratto prevedeva, in particolare, la progettazione, produzione ed
assemblaggio dei motori (i Pantah desmodromici) nello stabilimento di Borgo
Panigale. Non venne modificata la produzione di motori diesel industriali
(motopompe, gruppi elettrogeni, motozappe, ecc.) costruiti per conto della ditta
VM e motori diesel per autovetture (Alfa Romeo e Rover).
L'azienda Ducati condivideva con le altre società del Gruppo Cagiva la
gestione finanziaria. In questo contesto, i flussi di cassa generati dalla
gestione operativa dell'azienda Ducati contribuivano all'autofinanziamento del
gruppo di appartenenza. In conseguenza di dette modalità di gestione
finanziaria, a partire dal 1995 problemi di liquidità esterni all'azienda Ducati
privarono la stessa del necessario capitale circolante, questo comportò la
dilatazione degli abituali termini di pagamento delle forniture. Alcuni
fornitori ridussero l'afflusso di parti e componenti, provocando nel 1996
significativi ritardi nella produzione.
In data
25 luglio 1996, la Ducati Motor Holding S.p.A. (interamente controllata da TPG
Acquisition L.P.) ha sottoscritto un contratto in base al quale la Società
avrebbe ricevuto l'azienda di Borgo Panigale, nonché i relativi motori e
componenti. Tale attività era all'epoca gestita dalle società Ducati Motorcycles
S.p.A., per la parte industriale, e Cagiva Trading S,p.A. per la parte
commerciale, oltre che dalla Cagiva North America, Inc. (ora Ducati North
America, Inc.) incaricata della distribuzione delle motociclette del Gruppo
Cagiva in America settentrionale.
La
Ducati Motor Holding S.p.A. ha deliberato, sempre secondo accordi, in data 4
settembre 1996 un aumento di capitale, da liberarsi in parte in denaro e in
parte mediante conferimenti in natura. La TPG Acquisition ha effettuato il
versamento della somma di Lire 71,2 miliardi (pari al 51% del capitale sociale)
a titolo di totale liberazione dell'aumento di capitale ad essa riservato con
delibera del 4 settembre 1996. Il 26 settembre 1996, la Ducati Motorcycles
S.p.A. ha sottoscritto la parte da liberarsi in natura dell'aumento di capitale
della Ducati Motor Holding S.p.A., per un ammontare di Lire 68,6 miliardi (pari
al 49% del capitale sociale), mediante conferimento del proprio ramo d'azienda
operante nella produzione e commercializzazione di motociclette. Il ramo
d'azienda conferito risultava composto da attività per circa Lire 185,3 miliardi
e passività per circa Lire 116,7 miliardi.
Sempre
in data 26 settembre 1996, la Ducati Motor Holding S.p.A. ha acquistato dalla
Ducati Motorcycles S.p.A. il ramo di azienda comprendente i marchi "Ducati" e il
relativo avviamento per un corrispettivo di Lire 192,2 miliardi, a cui deve
aggiungersi un pagamento alla Cagiva S.p.A., di Lire 15 miliardi a titolo di
patto di non concorrenza.
Il 24
ottobre 1996, la Ducati Motor Holding S.p.A. ha conferito la quasi totalità
delle attività e passività dell'azienda Ducati alla propria controllata, la
Ducati Motor S.p.A. di cui possiede la totalità del capitale. Quest'ultima ha
quindi continuato l'opera di produzione di motocicli, mentre la reggente Ducati
Motor Holding svolgeva, da quel momento in poi, la sola funzione di società
capogruppo nella gestione delle varie aziende controllate.
In
seguito, la TPG Acquisition ha ceduto una quota del 10% del capitale della
Ducati Motor Holding S.p.A. alla Motorcycles Investment, in base ad accordi
precedenti all'Acquisizione.
Fin
dall'Acquisizione, il Gruppo Ducati ha dato attuazione ad un piano strategico di
rilancio, nel contesto del quale ha provveduto all'integrale e immediata
estinzione delle obbligazioni di pagamento nei confronti dei fornitori, sì da
consentire la regolare ripresa delle forniture. Il Gruppo ha sostanzialmente
aumentato gli investimenti in capitale circolante allo scopo di incrementare la
produzione, ha rilanciato il settore ricerca e sviluppo ed ha ricostruito
l'immagine Ducati e la rete distributiva. L'attuazione del piano strategico di
rilancio ha consentito l'aumento della produzione, del fatturato ed ha
migliorato il risultato della gestione.
In data
30 luglio 1998, la TPG Motorcycles Acquisition L.P. ed altri investitori
(Motorcycles Belgium, Motorcycle Investment S.à.r.l. e Cefisio), hanno acquisito
dal Gruppo Cagiva il rimanente 49% della Ducati Motor Holding S.p.A. per Lire
277,5 miliardi.
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